Viterbo: appalto mense in procura, la minoranza in Comune presenta un esposto

Viterbo: appalto mense in procura, la minoranza in Comune presenta un esposto
L’invito all’autorità giudiziaria è a «svolgere le indagini necessarie a verificare se emergano profili di responsabilità penale, con particolare riguardo alle fattispecie...

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L’invito all’autorità giudiziaria è a «svolgere le indagini necessarie a verificare se emergano profili di responsabilità penale, con particolare riguardo alle fattispecie di reati contro la pubblica amministrazione». Mense scolastiche, adesso c’è l’esposto alla Procura della Repubblica.


Lo hanno presentato i consiglieri Luigi Maria Buzzi (FdI-An), Gianmaria Santucci (FondAzione), Claudio Ubertini e Giulio Marini (Fi). I quattro esponenti dell’opposizione a palazzo dei Priori, in poco più di sette pagine, ripercorrono un anno e mezzo di storia che ha portato al travagliato passaggio di consegne, da Ep a Serenissima, del servizio di refezione scolastica: dal bando pubblicato il 26 aprile del 2013, in scadenza il 20 giugno, alla riapertura last minute dei termini fino al 22 agosto perché non si era presentato nessuno. E qui è il primo fatto contestato, perché proprio il 20 «Ep era pronta a presentare la propria offerta – scrivono i consiglieri alla Procura – che non fu accettata dagli uffici comunali».

Il resto è storia: il 30 settembre dello stesso anno l’aggiudicazione a Serenissima, poi il ricorso al Tar vinto da Ep il 16 aprile scorso, puntando sulla mancanza del centro cottura che l’altra spa aveva invece dichiarato di avere. Quindi il Consiglio di Stato, che ha sospeso l’esecutività della sentenza impugnata.

Buzzi, Santucci, Ubertini e Marini però sono voluti andare fino in fondo, facendo presenti alla Procura una serie di aspetti su cui porre l’attenzione: «A fronte di una valutazione pari a 0 per il progetto complessivo del centro cottura, ci si chiede come Serenissima abbia poi ottenuto un punteggio pari a 0,563, maggiore di quello attribuito a Ep», che il centro già lo aveva, basato su una serie di funzioni «da svolgere all’interno» dello stesso.


Ancora: «Non si ha certezza che le condizioni degli atti di gara siano state rispettate». I quattro si riferiscono, tra l’altro, «alla realizzazione del centro cottura nei 90 giorni dalla aggiudicazione definitiva, data a cui può farsi risalire l’affidamento dell’appalto». E quindi la richiesta alla Procura di approfondire, anche perché quella avanzata «presso gli uffici competenti – concludono - non ha ricevuto risposte».

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Il Messaggero