«Lo faceva sempre, notte e giorno. Insultava e picchiava la mamma»

Violenza
«Lo faceva sempre, notte e giorno. Insultava e picchiava la mamma. E quando mi intromettevo succedeva anche a me». Una 17enne vittima di maltrattamenti insieme alla...

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«Lo faceva sempre, notte e giorno. Insultava e picchiava la mamma. E quando mi intromettevo succedeva anche a me». Una 17enne vittima di maltrattamenti insieme alla madre, ieri mattina, ha raccontato al collegio del Tribunale di Viterbo, anni di violenza vissuti in casa. L’uomo, un ex ceramista romeno residente nel distretto industriale della Tuscia, avrebbe per lungo tempo terrorizzato moglie e figlia, spesso perché ubriaco. 


«Quando accadeva - ha detto la ragazza - di solito uscito e speravo che si calmassero le acque. La verità è che avevo paura. Paura di lui e che facesse del male a mamma». A scatenare il procedimento penale sarebbe stata una furiosa lite. «Ero a casa con la mia amica - ha spiegato ancora la ragazza - quando a un certo punto mio padre ha iniziato a inveire contro di noi. Mi ha messo le mani alla gola, mi insultava. Siamo scappate e la mia amica ha chiamato i genitori». All’arrivo dei parenti dell’amica però la situazione sarebbe precipitata. L’uomo avrebbe iniziato a prendersela col padre dell’amica della figlia. Fino all’arrivo dei carabinieri. Un episodio che ha scatenato la reazione dei vicini, ma che non ha cambiato la quotidianità di violenza vissuta dalla ragazza. «La verità - ha detto - è che picchiava la mamma. A me urlava insulti. Mi strattonava per i capelli e mi sbatteva contro il muro, ma picchiare davvero no». Un’affermazione che durante l’udienza ha fatto chiedere alla pm Eliana Dolce, cosa fosse per lei la violenza. «E’ quando mena la mamma, a me non lo faceva. Mi ha puntato un coltello alla gola. Mi ha tirato oggetti. Ma non schiaffi». Parole simili, forse ancor più pacate quelle della madre. «Era sempre ubriaco perché aveva perso il lavoro - ha detto - ma non picchiava mia figlia. Picchiava me. Tirava oggetti. Ci minacciava di morte. Lo ha fatto anche ieri, prima del processo, anche se lo hanno allontanato ha trovato il mio telefono e mi ha detto: “Tanto ti trovo e ti ammazzo“». Nella casa viveva anche una figlia più piccola, che non sarebbe mai stata oggetto le attenzioni violente del padre. «Quando avvenivano questi episodi - ha detto la madre - lei si chiudeva in camera e si metteva le mani sulle orecchie per non sentire».

L’uomo ha già affrontato un altro procedimento per maltrattamenti per episodi avvenuti prima del 2017. Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero