Trovato il segnale dell'alba dell'Universo: ecco la traccia delle prime stelle

Il segnale che riscrive la storia dell'Universo primordiale è stato catturato dall'antenna radio dell'esperimento Edges, nel deserto dell'Australia occidentale: pur essendo grande quanto un frigorifero, è riuscita a scrutare più indietro nel tempo di quanto non abbia fatto il potente telescopio spaziale Hubble e a trovare la traccia delle prime stelle, che gli astronomi cercavano da oltre 20 anni. Edges lo ha fatto distinguendo il debole riflesso dell'alba cosmica da interferenze migliaia di volte più forti.
Le prime stelle, quelle nate dopo il big bang, vengono definite stelle di Popolazione III, erano molto probabilmente più grandi degli attuali astri e con l'assenza degli elementi chimici  più pesanti come ossigeno, azoto, carbonio e  ferro. La scoperta dimostra che queste stelle sono nate 180 milioni di anni dopo il Big Bang.

È stato come «ascoltare il battito d'ali di un colibrì nel bel mezzo di un uragano», spiegano i ricercatori. Il segnale è risultato essere due volte più ampio del previsto. Ciò potrebbe significare che prima della nascita delle stelle l'Universo era più freddo di quanto si credesse: secondo un altro studio pubblicato su Nature da Rennan Barkana dell'Università di Tel Aviv, a raffreddare la nebbia di idrogeno sarebbe stata l'interazione con la materia oscura. «Quando ho visto lo studio ho pensato: wow! È un risultatoche attendevamo da tanti anni, una vera pietra miliare che ci  permetterà di capire meglio l'evoluzione dell'Universo, di cui le stelle sono i mattoni fondamentali», è stato il commento di Ettore Carretti, ricercatore dell'Istituto di Radioastronomia dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) di Bologna.
 
INDIVIDUATA ANCHE LA PRIMA PULSAR
Era visibile solo in raggi gamma ed è stata individuata grazie alla potenza di
calcolo di decine di migliaia di computer domestici, messi in rete da ogni parte del mondo grazie a un progetto di scienza condivisa, e alle accurate indagini di un team di ricercatori, tra cui alcuni dell'INAF (Istituto nazionale di astrofisica), INFN (Istituto nazionale di fisica nucleare) e ASI (Agenzia spaziale italiana) coinvolti nella missione Fermi della NASA e nello studio dell'universo nelle onde radio. In verità si tratta di due stelle di neutroni: PSR J1035−6720, che ruota alla frequenza di 348 volte al secondo;  mentre la seconda, PSR J1744−7619, ruota 213 volte al secondo. Le caratteristiche di queste due stelle di neutroni sono state estratte dai dati di Fermi-LAT in combinazione con le osservazioni radio del Parkes Radio Telescope in Australia. Mentre la pulsar PSR J1035-6720 emette un insolitamente debole segnale radio, da PSR J1744-7619 non sono state rilevate emissioni radio. Questo la rende la prima pulsar millisecondo in “silenzio radio” mai avvistata prima.

ASTRONOMIA ITALIANA AL TOP

«Utilizzare la potenza di calcolo della rete Einstein@Home potrebbe essere il primo passo per scoprire tramite i dati del satellite Fermi una popolazione di centinaia di pulsar al millisecondo nel centro della nostra galassia, dove le informazioni radio sono molto difficili da ottenere e che potrebbero spiegare l'eccesso di emissione gamma in questa zona della Via Lattea», ha detto Filippo D’Ammando dell'Inaf. Nel team hanno partecipato anche altri ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica: David Salvetti e Andrea De Luca (entrambi INAF– IASF Milano, come Patrizia Caraveo), Marcello Giroletti e Monica Orienti (entrambi INAF–IRA).

Leggi l'articolo completo su Il Messaggero
Outbrain
Rom, Salvini insiste sul censimento «Non mollo e vado dritto» Video Ira Ue, Moscovici: «Agghiacciante»
Parnasi intercettato: stadio, tempi lunghi ho messo 26 milioni e ora rischiamo l'addio di Pallotta
Il pianto disperato dei bambini migranti separati dai genitori negli Usa
Morto Jimmy Wopo, ucciso un altro rapper
Cucchi, il carabiniere testimone: «Io minacciato e trasferito il governo mi aiuti»