Barconi della morte, arrestato a Terni uno scafista. Si cerca un latitante

Barconi della morte, arrestato a Terni uno scafista. Si cerca un latitante
TERNI - Violenze di ogni genere, minacce, aggressioni senza sosta, vessazioni. Sono le torture a cui sono stati sottoposti centinaia di migranti che dalla Libia volevano...

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TERNI - Violenze di ogni genere, minacce, aggressioni senza sosta, vessazioni. Sono le torture a cui sono stati sottoposti centinaia di migranti che dalla Libia volevano raggiungere le coste siciliane per poi proseguire per il Nord Europa. Il retroscena è emerso dall'operazione della Squadra Mobile di Palermo e di Agrigento che all'alba di oggi ha portato all'arresto di tre uomini, accusati di aver organizzato «almeno 5 viaggi» dalla Libia alla Sicilia. Uno di questi è stato fermato a Terni. «È stato un lavoro di intelligence che non è finito oggi -spiega il dirigente della Squadra Mobile, Rodolfo Ruperti- è una buona pista investigativa che seguiremo fino in fondo». Sono numerose le violenze emerse sia dalle intercettazioni che dai racconti dei testimoni che sono stati ascoltati dagli investigatori negli ultimi mesi. Come conferma il vicedirigente della Squadra Mobile Carmine Mosca che spiega: «I tre arrestati erano i referenti italiani dell'organizzazione criminale -spiega Mosca- dalle intercettazioni emerge che i trafficanti prendevano i profughi al confine della Libia. I poveri migranti subivano vessazioni e violenze di ogni genere. A volte erano costretti persino a pagare il cibo e l'acqua, nonostante avessero pagato migliaia di euro per il viaggio in gommone».


Le imbarcazioni su cui venivano fatti salire i migranti «erano spesso fatiscenti -dice ancora Mosca- ecco perchè molti affondano durante la traversata». Dai racconti dei testimoni emerge anche che spesso gli scafisti avevano un atteggiamento razzista nei confronti dei migranti africani, «specialmente quelle delle zone del centro Africa». Due degli arrestati sono stati bloccati a Milano, il terzo a Terni. Un quarto uomo è ancora latitante. All'operazione ha collaborato anche la guardia costiera di Palermo, diretta dal comandante Gaetano Martinez. «È stata un'indagine particolarmente difficile -ha detto Martinez- a partire dalla difficoltà di tradurre determinati dialetti». Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero