Orvieto Doc, l'enologo Cotarella benedice lo stop ai nuovi vigneti: "Proteggiamo le aziende"

L'enologo Riccardo Cotarella
ORVIETO - "Proteggiamo chi investe sull'Orvieto". Dopo l'ok della Regione Umbria allo stop per due anni all'impianto di nuovi vigneti per la produzione di...

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ORVIETO - "Proteggiamo chi investe sull'Orvieto". Dopo l'ok della Regione Umbria allo stop per due anni all'impianto di nuovi vigneti per la produzione di Orvieto Doc e Orvieto Classico, arriva anche la benedizione del presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella. "Un provvedimento voluto fortemente dal Consorzio di tutela e sostenuto dal 99% dei produttori - sottolinea il noto enologo - che ha principalmente due scopi. Protegge innanzitutto il valore di chi ha investito in questi anni sui vigneti e impedisce investimenti su nuovi impianti che in questo momento si rivelerebbero errati. Le più importanti denominazioni, dal Brunello al Chianti fino all'Amarone, hanno preso questa decisione già cinque-sette anni fa e sono stati tra i pochi che hanno mantenuto il loro valore, di per sé alto, ma che innanzitutto lo hanno protetto".


Cotarella difende anche l'altro provvedimento preso nell'ultima vendemmia dal Consorzio di tutela del vino di Orvieto ovvero quello di diminuire ulteriormente la resa per ettaro - da 80 a 75 quintali - che va nella direzione di ridurre le giacenze in cantina ed elevare la qualità delle produzioni. "E' una legge elementare del mercato - dice - chi non la capisce non sa di cosa parla". Tuttavia questa strada è stata intrapresa ormai da anni ma continua a non impedire di vedere il vino Doc di Orvieto, imbottigliato lontano dalla Rupe, che viene venduto a prezzi inferiori ai due euro nella grande distribuzione. "Purtroppo questo non è solo un problema di Orvieto - spiega Cotarella - ma è comune anche ad altri bianchi come il Soave, il Verdicchio o il Frascati che, ad esempio, ha perso il 30% del suo valore in questi ultimi anni". Infine l'ennesimo appello all'unità di un territorio dalle grandi potenzialità che continua però a far fatica a promuoversi e a farlo in maniera concorde. "Certe persone che sono propense alla critica fine a sé stessa - conclude - dovrebbero essere più costruttive e presentare le proprie proposte attraverso il Consorzio. Chi ha idee le porti lì perché è quella la sede per discuterne".  Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero