Concorsopoli, la guerra delle intercettazioni e la soffiata sull'indagine

Concorsopoli, la guerra delle intercettazioni e la soffiata sull'indagine
PERUGIA - Intercettazioni lette, trascritte, ascoltate. Mandate in onda come al cinema e riascoltate con il rewind. Signore e...

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PERUGIA - Intercettazioni lette, trascritte, ascoltate. Mandate in onda come al cinema e riascoltate con il rewind.

Signore e signori, nell'aula del Capitini va in scena il maxi processo noto come Concorsopoli, con le puntate – per adesso – dalla trama unica: la battaglia sulle intercettazioni. Una semplificazione che non rende il lavoro di procura e difese su come, da settimane, si spezzettino, parcellizzino, si riascoltino o si vedano in video le intercettazioni, telefoniche e ambientali, che per i sostituti procuratori Mario Formisano e Paolo Abbritti sono le prove dei concorsi truccati in sanità, nell'inchiesta che nel 2019 ha terremotato la politica umbra, con – attualmente – una trentina di imputati chiamati a difendersi da accuse di falso, rivelazione e abuso di ufficio (e la contestazione per alcuni di associazione per delinquere) per le prove considerate con l'aiutino. Tra tracce passate prima e graduatorie aggiustate in base alle segnalazioni.

E proprio, ancora, di intercettazioni ha parlato ieri per quasi sette ore il finanziere chiamato dalla procura a raccontare i risultati delle indagini sul concorso di Anestesia al Santa Maria della misericordia. Passate davvero al setaccio le varie conversazioni ascoltate dalla guardia di finanza durante le indagini, sia al telefono che con le cimici messe negli uffici dell'ex dirigenza dell'ospedale di Perugia. Il militare ha confermato le accuse, ma il chirurgico controesame della difesa degli imputati ha fatto emergere alcune screpolature nella ricostruzione accusatoria. A partire dalle precisazioni dell'avvocato Francesco Crisi (legale dell'ex direttore amministrativo del Santa Maria della misericordia Maurizio Valorosi) che ha sottolineato per esempio la mancanza, nelle trascrizioni, di un'interferenza telefonica durante una conversazione tra due persone coinvolte nell'inchiesta, che hanno continuato a parlare nonostante il sospetto di essere intercettate. Mancanza che probabilmente sarà utilizzata come appiglio per contestare l'affidabilità della trascrizione, così come per sottolineare la tranquillità della conversazione, priva di malafede e malaffare.

Importante anche la sottolineatura dell'avvocato dell'ex sottosegretario agli Interni Gianpiero Bocci, David Brunelli, che davanti all'intercettazione dell'ex dg Emilio Duca che avvisava della possibilità che fossero ascoltati dagli investigatori, ha chiesto al finanziere se avessero indagato su chi avesse fatto la presunta soffiata sull'indagine. «No», è stata la risposta. Un no che, si immagina sia la linea difensiva, mira a sminuire la contestata responsabilità di chi – Bocci (il cui concorrente nell'ipotesi di reato è stato assolto) - è accusato di averlo fatto.

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Il Messaggero