«In Umbria un maggiorenne ogni 358 iscritto alle associazioni segrete: attenzione alla borghesia mafiosa»

L'incontro di martedì in Corte d'appello
PERUGIA -  La mafia dei «colletti bianchi». Quella che produce ricchezza e «complicità». Quella che potenzialmente si alimenta delle logiche...

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PERUGIA -  La mafia dei «colletti bianchi». Quella che produce ricchezza e «complicità». Quella che potenzialmente si alimenta delle logiche «omertose» e «poco trasparenti» delle associazioni segrete. Di cui l’Umbria è regina in Italia, se si pensa che «un adulto ogni 358» ne risulta iscritto.

Questo il quadro, complesso e allarmante, emerso ieri in Corte d’appello nel corso dell’incontro che ha visto il procuratore generale Sergio Sottani, il procuratore capo Raffaele Cantone e i vertici regionali e provinciali delle forze dell’ordine confrontarsi con il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo. Che sul tema ha messo in fila diversi punti. «La produzione di ricchezza genera complicità e la complicità è silenziosa - ha detto Melillo -. Va difeso il tessuto produttivo di questa regione. Non dobbiamo parlare di infiltrazione, perché il crimine organizzato è una parte strutturale. L’impresa mafiosa non presenta differenza da una che non è mafiosa. Funzionano allo stesso modo, con lo stesso linguaggio della frode fiscale. Che rappresenta il nuovo linguaggio della criminalità».
È toccato poi a Sottani e Cantone andare inevitabilmente più in profondità. «Oggi (ieri, ndr) a Pietralunga viene destinato socialmente un bene confiscato alla mafia. Se vediamo le mappe con i beni confiscati, notiamo che l’Umbria non è immune. Sono capitali che arrivano, segnali che vanno letti, come vanno letti prima i rischi legati all’arrivo dei fondi del Pnrr e quelli della ricostruzione. Per questo motivo siamo in stretto contatto con la procura europea, con il commissario Castelli e con il prefetto Cannizzaro. La nostra attività come distretto va nella direzione giusta. Quella sicuramente dell’azione repressiva, ma anche di quella preventiva».

Dopo la premessa, ecco l’affondo: «Nelll’ambito dell’arresto di Matteo Messina Denaro è stato usato il termine “Borghesia mafiosa”. Ebbene, in una regione come la nostra dobbiamo stare attenti non solo se ci sia, ma se ci sono i presupposti rappresentati da reati commessi da colletti bianchi che girano intorno al potere e che cercano di portare elementi di corruzione. In Umbria - ha proseguito Sottani - un adulto su 358 è iscritto a una associazione segreta. Non significa massoneria, ma quello che comporta. I vincoli di fratellanza costituiscono una problematica sotto il fronte della trasparenza».

Sulla stessa lunghezza d’onda Raffaele Cantone. «In questa regione c’è una cultura che non è aliena da logiche omertose. Sono qui da tre anni e ancora non ricevuto una denuncia per infiltrazioni criminali. Ci sono livelli di intreccio preoccupanti. Allo stesso modo dell’assenza di denunce per usura. Esistono meccanismi di compensazione altri? Che magari fanno capo ad associazioni segrete, che non vanno criminalizzare ma nel cui ambito ci sono delle logiche che fungono da compensazione rispetto all’autorità giudiziaria? Il livello di attenzione su questi temi è molto basso - ha concluso Cantone - e la gestione delle amministrazioni con criteri poco trasparenti, come apparso da alcune inchieste in questi anni, rappresenta classico brodo di coltura delle logiche mafiose».

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Il Messaggero