Perugia, il prefetto Gradone:«Mille controlli antimafia, guardia alta sui fondi per uscire dalla crisi»

Il neo prefetto di Perugia Armando Gradone
PERUGIA- Con chiarezza e con il sorriso Armando Gradone, nuovo prefetto di Perugia, mette in fila le sfide che lo aspettano dal suo ufficio di piazza Italia. Un punto di...

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PERUGIA- Con chiarezza e con il sorriso Armando Gradone, nuovo prefetto di Perugia, mette in fila le sfide che lo aspettano dal suo ufficio di piazza Italia. Un punto di osservazione privilegiato che diventa già l’occasione per indicare i punti chiave di quella che sarà la sua azione. Che parte da quello fatto nel corso degli anni, in testa dal suo predecessore, Claudio Sgaraglia.

Il prefetto mette sul tavolo i numeri. E i numeri dicono che in un anno la prefettura di Perugia ha monitorato mille attività imprenditorali con il gruppo interforze.
«Lo screening - ha spiegato Gradone confermando i dati resi noti nei mesi scorsi dal Messaggero- ha riguardato, per la sola provincia di Perugia, una media di mille soggetti imprenditoriali all’anno che sono passati e passeranno sotto i raggi x, comprese anche le aree del terremoto per la ricostruzione». Un lavoro «che spero di moltiplicare ulteriormente» ha commentato il nuovo prefetto, perché, ha proseguito, «ci sono tanti strumenti che si possono utilizzare, a partire delle forze dell’ordine, e cogliere sul nascere questo tipo di fenomeni». «Gli interessi mafiosi possono trovare qui forme di affari e quindi bisogna fare di tutto perché le mire di questi soggetti stiano lontane da queste terre». E tra gli strumenti per i controlli anche esempio il monitoraggio in itinere, cioè quando chi viene controllato è al lavoro.
È logico che l’attenzione è sul rischio infiltrazioni. Gradone è chiaro: «In Umbria non ci sono organizzazioni criminali radicate sul territorio, ma questo non significa che la regione non sia terreno fertile per investimenti da parte delle stesse, anche se ci sono armi per contrastare». Il prefetto si è detto «fiducioso» per il futuro, perché in Umbria «si sono consolidate esperienze di collaborazione che consentono di ricevere tempestivamente segnali di pericolo».
L’’allerta suona anche sul fronte dei soldi in arrivo dall’Europa per superare la crisi legata al Covid-19. tanti soldi, tanti appetiti, lì, soprattutto, dove le aziende e il tessuto imprenditoriale è debole.
«Ma qui in Umbria- spiega il neo prefetto di Perugia- ci sono le energie per recuperare il tempo perduto per l’emergenza sanitaria, l’Umbria ha le risorse per crescere ancora». Risorse, crescita e lavoro sono i termini usati dal prefetto che guarda ai giovani e alle loro occasioni. E che se da una parte sottolinea il grande lavoro delle forze dell’ordine per il loro ruolo di intelligence, difesa, allerta e barriera; dall’altra guarda alle imprese, al mondo accademico, ai sindacati annunciando incontri e intese. Con un ruolo fondamentale per i sindaci che durante l’emergenza Covid-19 si sono trovati in prima linea. Ancora il prefetto: «I sindaci sono il pilastro del nostro sistema democratico. Mi piace essere al loro fianco, assistere ai consiglio comunali perché così si favorisce la coesione tra le istituzioni e l’emergenza coronavirus ha dimostrato quanto sia importante il ruolo delle istituzioni quando lavoriamo insieme».

Istituzioni che vanno a braccetto dei cittadini perché, ha detto il prefetto, «sono qui per ascoltare le domande di questa terra. E insieme dobbiamo dare riposte». Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero