Come si combatte la corruzione in Europa, il contributo dell'Università

Un momento del convegno
PERUGIA - Due giornate di studio e confronto fra varie esperienze per approfondire il tema della corruzione e dell’anti-corruzione in Europa, con un'attenzione...

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PERUGIA - Due giornate di studio e confronto fra varie esperienze per approfondire il tema della corruzione e dell’anti-corruzione in Europa, con un'attenzione particolare ai Paesi dell’area balcanica. Questa la sintesi del convegno internazionale “Corruption and anti-corruption in Europe”, promosso dal Dipartimento di Scienze politiche, svolto il 2 e 3 dicembre 2021 nella sede di via Pascoli dell’Università degli Studi di Perugia, sia in presenza sia online.


La prima giornata dell’incontro è stata organizzata all’interno del progetto PRIN PolitiCAnti - The Politicisation of Corruption and Anticorruption Strategies in Italy, coordinato a livello locale dalla dott.ssa Rita Marchetti. Un progetto che punta a indagare la politicizzazione della corruzione e delle iniziative di anticorruzione attraverso un approccio multidisciplinare. Il Dipartimento di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Perugia è una delle quattro unità di ricerca coinvolte

in questo percorso, insieme all’Università di Pisa, La Sapienza Università di Roma e l’Università Cattolica di Milano (maggiori info sul progetto al sito politicanti.sp.unipi.it).   


Durante la due-giorni, c’è stata anche l’occasione per riflettere sul tema dell’anticorruzione in Italia con uno sguardo europeo, partendo dal volume “L’Autorità Nazionale Anticorruzione e la vita di relazione internazionale” (2021) di Raffaele Cantone e Nicoletta Parisi. «Il volume - spiega proprio Cantone, già presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione e attuale procuratore della Repubblica a Perugia - nasce da un'esperienza particolarmente interessante fatta all’Anac, cioè di tutte le attività che l’Autorità anti-corruzione ha fatto sul piano internazionale che sono davvero tantissime. L’Anac è diventata, in pochissimo tempo, una realtà internazionale riconosciuta da moltissimi paesi del mondo e anche, in qualche modo, un esempio da cui prendere spunto. Per esempio, nella riorganizzazione del proprio sistema anticorruzione, la Francia ha preso atto di come funzionava l’Autorità e questa è stata un'esperienza che - fra virgolette - abbiamo esportato: uno di quei casi in cui il diritto italiano fa scuola». Il convegno ha ospitato anche la tavola rotonda di chiusura, con ospiti italiani e internazionali, che ha preso in considerazione le dinamiche di corruzione e anticorruzione nelle cosiddette “democrazie in transizione” dei Paesi dell’Europa centro-orientale con le quali l’Italia presenta tratti di similarità.  


La seconda giornata dell’appuntamento dell’Università di Perugia rientrava nell’ambito del progetto “Administrative Prevention through Targeted Anti-corruption MODels for candidate countries” (https://www.montesca.eu/APTA-MOD/), cofinanziato dal programma dell’Unione europea Hercules III e coordinato dal prof. Enrico Carloni (Dipartimento di Scienze Politiche).  «Nel convegno - spiega Carloni, che è anche direttore del Centro Studi Lepa - Legality and Participation - è stato presentato Apta-Mod, che un progetto di studio sui sistemi amministrativi di prevenzione della corruzione nei paesi dell'area balcanica e in particolare dei Balcani occidentali. Sono arrivati esperti e referenti delle autorità anticorruzione di quattro paesi: Serbia, Albania, Nord Macedonia e Montenegro. E l’obiettivo complessivo della ricerca è quello di fornire una specie di ‘scatola degli attrezzi’ per fare prevenzione della corruzione nei contesti ad alto rischio, quale è anche l'Italia tutto sommato». Le sessioni della seconda giornata si sono concentrate proprio sulle principali sfide, tra allargamento e democratizzazione, per un’area come quella balcanica, di primario interesse per l’Unione europea. Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero