Dopo le polemiche, pace in diretta radio tra Rezza e Diaconale

Dopo le polemiche, pace in diretta radio tra Rezza e Diaconale
Prima lo scontro, feroce, poi subito la pace. I duellanti Arturo Diaconale, capo delle relazioni esterne della Lazio, e Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie...

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Prima lo scontro, feroce, poi subito la pace. I duellanti Arturo Diaconale, capo delle relazioni esterne della Lazio, e Giovanni Rezza, direttore del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, si sono virtualmente dati una stretta di mano durante una trasmissione dell’emittente napoletano Radio Kiss Kiss. Toni pacati e concilianti tra i due, dopo i duri botta e risposta degli ultimi due giorni con comunicati e numerosi interventi nelle varie radio romane. “Parlare in diretta da voi con il professor Rezza – ha esordito Diaconale - è un piacere perché mi ha dato la possibilità di chiarire. Ne approfitto per invitare Rezza, romanista doc, ad una gara della Lazio perché il calcio deve unire e non dividere, magari non al derby...”. Il professore ha ringraziato e accettato l’invito del laziale, anche se sulla ripresa del campionato non è che abbia mollato del tutto la presa: “Ribadisco che in lockdown completo non si può riaprire, bisogna seguire tutte le regole di sicurezze. Qualora si partisse, lo si farà sicuramente a porte chiuse. Al primo posto per tutti noi c'è la sicurezza di tutti". Tra i due era scattata la scintilla dopo che il professore aveva fatto una battuta infelice durante la quotidiana conferenza stampa nella sede della Protezione civile: “Tornare a giocare? Se dovessi dare un parere da tecnico, non sarebbe positivo. Da romanista manderei tutto a monte”. Frasi che hanno fatto scattare l’ira di Diaconale e dei sostenitori laziali: “Il tifo dà alla testa anche agli scienziati, pensi a trovare un vaccino invece di parlare a sproposito di calcio”. Un duello finito ora a tarallucci e vino dopo appena due giorni. Un immediato dietrofront però che non ha trovato tanti consensi nell’ambiente laziale.    
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Il Messaggero