Roma, scandalo buche: fondi e burocrazia, i ritardi della giunta Raggi

Si va piano, sulla tangenziale est della Capitale: 30 chilometri orari al massimo, in una strada a scorrimento veloce, a causa delle buche che hanno completamente dissestato il manto stradale. Ma ancora più lento è stato il Campidoglio che negli ultimi anni, passando attraverso diverse amministrazioni, ha continuamente rinviato la manutenzione straordinaria (ossia il rifacimento completo) dell’arteria. L’ultimo slittamento è molto recente: nel bilancio di previsione 2018 i 2,5 milioni di euro relativi a questo intervento sono stati inseriti negli investimenti previsti per il 2020, salvo (ulteriori) complicazioni.

I CONTI
Il problema principale, ovviamente, risiede nella difficile situazione finanziaria del Comune di Roma che, tra debiti vecchi e nuovi, vede costantemente ridurre la sua capacità di spesa. Ma, quando si vanno a fare le scelte nella manovra, troppo spesso è la manutenzione cittadina a farne le spese. Siamo ben lontani, insomma, dai 250 milioni annui, per cinque anni, che i tecnici stimano necessari per mettere a posto i 5.500 chilometri di strade romane. Nella fase di preparazione dell’ultimo bilancio, per esempio, il dipartimento capitolino che si occupa di sviluppo delle infrastrutture e manutenzione urbana aveva chiesto finanziamenti per 450 milioni di euro, necessari a mettere in campo 230 interventi, dalle grandi arterie romane alle strutture scolastiche. A conti fatti, si deve accontentare di 81,7 milioni tutto incluso: meno di un quinto rispetto alle necessità espresse.

LA MAPPA
Oltre alla messa in sicurezza delle barriere di protezione e di manutenzione straordinaria del fondo stradale della tangenziale, in giro per la Città eterna, almeno per il 2018, è saltata anche la manutenzione straordinaria di via Portuense (tre milioni di euro) e di via della Pineta Sacchetti (1,5 milioni). Se ne riparlerà nel 2019 anche per il restauro conservativo di ponte Risorgimento, che collega i quartieri Flaminio e Prati, del risanamento strutturale di ponte Flaminio (quello di corso Francia) e del viadotto della Magliana. Mentre sono completamente spariti dai radar, dopo l’occasione fallita del Giubileo, i progetti di rifacimento di piazza Venezia e via Nazionale, con quest’ultima ormai oggetto da oltre un decennio di progetti di restyling utili fino a oggi soltanto a riempire i cassetti di Palazzo Senatorio.

I RITARDI
In attesa del “piano Marshall” annunciato dal Campidoglio, anche la manutenzione ordinaria - ossia gli interventi che dovrebbero essere messi sistematicamente in atto per tappare singole buche - non se la passa affatto bene. Ha compiuto ormai un anno e mezzo il bando per la cura degli 800 chilometri di strade di grande viabilità della Capitale: era stato lanciato a settembre del 2016 dall’allora assessore Paolo Berdini. Ma dei dieci lotti funzionali in cui era stata suddivisa la città, con uno stanziamento complessivo di 9,6 milioni di euro, solo quattro sono stati assegnati. Gli altri sono ancora fermi al palo, ufficialmente «per verifiche sulle varie offerte». Una lentezza dovuta alle lungaggini burocratiche, ma soprattutto alle difficoltà che incontra l’amministrazione capitolina per mettere insieme le commissioni aggiudicatrici degli appalti, dopo che le recenti inchieste giudiziarie hanno messo in luce le troppe falle del sistema in Campidoglio.

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