Il poeta di strada: «Scrivo per curare il male d'amore»

Per il giovane poeta Valerio Di Benedetto Roma è un libro e le sue pagine sono le serrande dei negozi. Ci scrive su da poco più di un anno, chiamato dagli amici: in seguito a una delusione d'amore ha cominciato a comporre poesie, brevi schegge impregnate di sentimento che, pian piano, invece di curare la ferita lasciata da un amore ingannevole e fugace, ne hanno aperta un'altra verso Roma. Nella capitale Valerio ci è nato 32 anni fa. Ha sempre amato la sua città, non ha mai pensato di andarsene, ma gli piacerebbe che i cittadini l'amassero di più.
Da quando si è scoperto poeta, infatti, per non soffrire di fronte all'abbandono in cui versano alcuni quartieri, ha iniziato a seminare pillole poetiche per chi glielo chiedeva sulle saracinesche dei negozi firmandosi Umanamente in bilico.

Valerio, perché questo nome d'arte?
«È la condizione costante che vivo. Un'ondulazione tra dubbi, cadute e rialzate».

E come mai sulle serrande?
«Penso che il cambiamento nasca da ognuno di noi. Dato che non vorrei vedere Roma così decadente, volevo fare qualcosa. Sono partito dall'idea di far viaggiare le mie poesie fuori dalla carta in forma di messaggi spensierati di decorazione e come incoraggiamento a riprendersi da amori perduti, poi le mie azioni poetiche sono diventate un modo per chiedere attenzione e per far riflettere».

Qual è stata la prima poesia scritta su una serranda?
«La poesia si intitola Ventuno e mi è stata chiesta da un'amica nel quartiere in cui sono nato e in cui vivo, a Garbatella, per la serranda di un banco del mercato».

E quali sono state le reazioni della gente?
«Buone, anzi buonissime. Le persone hanno apprezzato e mi dicevano che erano felici di svegliarsi di fronte a bei versi, tant'è che subito dopo mi è stata chiesta un'altra poesia lì vicino, per un negozio di animali. Si intitola Ippocampo e recita così: Ho riempito l'acquario di cavallucci marini per ricordarmi più a lungo di te e di come ridevi. Scoprire lo stupore della gente non è stata una sorpresa per me perché per lavoro faccio l'attore e ho fondato con Luca Basile una compagnia di teatro di strada, la Kyo Art Productions che si occupa di visite guidate teatralizzate, e durante le rappresentazioni in costume in giro per Roma notiamo sempre che la gente ha fame di cultura».

Dove troviamo altre sue poesie?
«Su due campane del vetro a Centocelle grazie al progetto Gau, ossia Gallerie Urbane, che ha coinvolto più di venti artisti di strada. E su varie serrande di negozi. Sono stati i proprietari a chiamarmi e chiedermi un intervento poetico.
È capitato in via delle Medaglie d'oro, sulla saracinesca di un Compro oro. La poesia dice: Album di, ce l'ho, ce l'ho, mi manchi e si legge nel tempo di un curvone. Poi a San Paolo, in via Gaspare Gozzi, sulla serranda di un negozio di fumetti che si vede anche dalla metro in direzione Laurentina. Ci sono mie poesie a Monteverde, sulla saracinesca di una palestra, Achille , dice Il mio tallone innamorato di me è la parte più forte e più bella di me. E su quella di un parcheggio; al Nuovo Salario, sull'ingresso di un ufficio con doppia serranda che si intitola Atlante e riprende il mito dell'uomo che regge il peso del mondo; ce n'è una in via Labicana, presso un'agenzia di viaggi, dal titolo Maree. Una l'ho scritta per un negozio di vestiti, l'ho intitolata Cambio di stagione: per me è un invito a Roma ad avviare presto un cambiamento, ovviamente in positivo».

Le sue poesie si possono leggere solo sulle serrande?
«Alcune sono raccolte anche nel libro appena uscito per Miraggi, Amore a tiratura limitata».
 

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