I due casali del golpista mancato

Sopra piazzale Clodio, due edifici del 500 narrano storie assai curiose. Sono ai lati della «Panoramica», comoda autostrada cittadina che sale sul più alto rilievo di Roma, Monte Mario a 139 metri d'altezza, e ne deturpa ormai il verde. Uno è restaurato, e ospita l'Organizzazione internazionale Onu per le Migrazioni. L'altro invece non ancora: mostra i segni della perduta bellezza, gli hanno perfino aggiunto una stanza. Sono i Casali Strozzi: estremo residuo di una vasta ed elegante residenza suburbana costruita per loro da Giacomo del Duca, architetto, scultore, allievo di Michelangelo. La prima notizia di uno dei due, spiega Alberta Campitelli, rimonta al 1454: ristrutturato tra il 1475 e 1480, pianta a L che ingloba una torre medievale, con una loggia a cinque archi sul giardino; ce n'è un disegno del 1869, con l'edificio pur già modificato.

LA FAMIGLIA
Gli Strozzi erano importantissimi banchieri fiorentini: filiali in tutt'Europa, Francia, Spagna, Fiandre; e un banco nelle città delle principali corti italiane: Roma, Venezia, Napoli, Ferrara. Fino al Quattrocento, la più ricca famiglia toscana, come mostra pure il loro palazzo fiorentino: un prestito forzoso del 1343, costa ai Medici 304 fiorini e agli Strozzi ben 2.063. In ogni città avevano sontuose residenze; a Firenze offrono 93 priori e 16 Gonfalonieri. Ma erano avversari del magnifico Lorenzo. Assoldano truppe, per muovere contro il duca Cosimo I; a metà Cinquecento si schierano nella guerra di Siena: dalla parte dei perdenti, contro i Medici. Già nel 1434, subiscono una prima confisca dei beni. Si rifugiano a Roma; poi, in Francia. Combattendo i Medici, uno di loro, Leone, muore; e un altro, Filippo, nel 1538 nella Fortezza da Basso: chissà se suicida, o vittima dei sicari di Cosimo. Solo nel Seicento, le famiglie faranno pace.

NELL'URBE
A Roma, edificano una cappella a Sant'Andrea della Valle, con Lia e Rachele, copie dei Michelangelo di San Pietro in Vincoli. Fino al 1518, vivevano di fronte alla prima sede del Banco di Santo Spirito: tra Corso Vittorio e il Tevere. Poi, in una villa assai signorile, e ormai sparita, al Viminale: dove oggi è il Teatro dell'Opera. Assetto paludato, e un casino di Giacomo del Duca, forse voluto dai Frangipane, nobile casato romano. Nel 1619, Leone Strozzi ridisegna il giardino: e ne fa uno scenografico «teatro», dove espone una collezione antiquaria di tutto rispetto. Ma la villa è tra le 90 che lo sviluppo della nuova Capitale cancella, molte subito dopo l'Unità: con il piano regolatore Viviani del 1873. Nel 1544, il casato aveva ospitato Michelangelo Buonarroti, al rione Ponte, durante una lunga malattia, E per sdebitarsi, l'artista lascia loro due statue non compiute, che non gli servivano più: i Prigioni previsti in uno tra i tanti progetti della tomba di Giulio II della Rovere; «la rovina della vita mia», come lui stesso la chiama, per quanti decenni e rifacimenti il progetto gli richiede.

DONO AL RE
Ma gli Strozzi possiedono i Prigioni solo per due anni: nel 1546, li regalano infatti a Francesco I re di Francia, ed ormai costituiscono un vanto del Louvre. E perché mai? Una fonte dice che Roberto Strozzi tentava «di entrare al servizio» del monarca. Altri però allude perfino al miraggio d'un aiuto armato francese, per spodestare gli odiatissimi Medici. Insomma, i Prigioni donati nella speranza di un golpe. Poi, i discendenti (ironia della sorte, protetti fin dall'inizio da Caterina de' Medici, moglie di Enrico II e poi reggente per tre anni fino al 1563) otterranno grandi incarichi: Piero diventa Maresciallo di Francia, e Leone svolgerà compiti e ambascerie in Italia. Oggi, a ricordarci tutto questo restano soltanto i due casali, privi delle «belle stanze a volta affrescate a scene mitologiche», con poche memorie di un rovesciamento armato a Firenze, che però non c'è mai stato.

 

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