Parcheggio a Villa Borghese, maxi-inchiesta sul Comune di Roma. «Sprecati 30 milioni di euro»

La società Saba, che gestisce l'area, dal 2007 paga un canone simbolico di 10.000 euro l'anno

Parcheggio a Villa Borghese, maxi-inchiesta sul Comune di Roma. «Sprecati 30 milioni di euro»
Un'attività che si è rivelata una miniera d'oro, ma che è stata praticamente regalata dal Campidoglio, con una convenzione stipulata nel 2007 per la...

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Un'attività che si è rivelata una miniera d'oro, ma che è stata praticamente regalata dal Campidoglio, con una convenzione stipulata nel 2007 per la durata di 50 anni. Un contratto svantaggiosissimo per il Comune di Roma, ma che in 15 anni nessuno sarebbe riuscito a modificare. Si tratta della gestione dell'area di Villa Borghese che comprende il maxi-parcheggio interrato insieme ad alcuni locali commerciali, tra i quali una famosa palestra.

Villa Borghese, inchiesta sul maxi-parcheggio

 

Ad occuparsene è la società Saba, che paga un canone simbolico di 10mila euro annui e, in cambio, avrebbe dovuto realizzare una serie di interventi di ristrutturazione e ammodernamento. Secondo le stime della Corte dei conti, il Comune avrebbe perso almeno 25 milioni di euro, considerando solamente gli anni che vanno dal 2007 al 2018. E altri due milioni all'anno fino ad ora. E adesso rischiano di finire sotto inchiesta le amministrazioni che sono riuscite a rendere redditizio l'accordo con la società. I magistrati avevano chiesto alla Saba Italia - rappresentata dall'amministratore delegato Carlo Tosti, ex ad dell'Atac - di risarcire il Comune e avevano sollecitato anche l'annullamento della convenzione, il pagamento dei canoni arretrati e la restituzione immediata dei locali. Ma i giudici hanno decretato la mancata giurisdizione della procura contabile. Risultato: la situazione è rimasta invariata. Ma ora i magistrati hanno deciso di indagare direttamente sul Campidoglio e sulle mancate iniziative che hanno reso possibile uno spreco così macroscopico di denaro.

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LE STIME


Secondo le stime fatte dalla Finanza, a fronte del canone annuale di 10mila euro, in epoca pre-Covid l'azienda avrebbe incassato circa 5 milioni di euro, considerando sia le entrate derivanti dal parcheggio, sia gli affitti pagati dalle attività commerciali. La convenzione prevedeva l'onere, a carico della Saba, di occuparsi della manutenzione dell'area, ma anche di realizzare diverse infrastrutture, come la galleria di collegamento tra il parcheggio di piazza di Spagna e piazza del Popolo. Gli interventi, secondo i magistrati contabili, sono stati realizzati solo in minima parte. Il Campidoglio sostiene che «la società concessionaria si è resa inadempiente agli obblighi derivanti dalla convenzione vigente», si legge nella sentenza. L'azienda non avrebbe garantito «la manutenzione straordinaria dei beni rientranti nel patrimonio indisponibile di Roma Capitale, come emerge dalla relazione della Heaven Group 2013, titolare di un contratto di subconcessione relativo alla palestra sita in Villa Borghese», e non si sarebbe nemmeno adeguata «alla normativa antincendio», nonostante fosse stato richiesto nel gennaio 2019. Saba dice invece di non avere avuto la possibilità di sciogliersi dalla Convenzione a causa dell'inerzia del Comune.
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Il Messaggero