Municipalizzate, profondo rosso: pagano i romani La mappa

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Nella Capitale c’è chi riesce a perdere soldi persino con le farmacie. Almeno sulla carta, perché Farmacap, l’azienda speciale del Campidoglio che gestisce 45 esercizi comunali di questo tipo, non approva un bilancio da tre anni. Se Atac e Ama, che in due sfiorano i ventimila dipendenti, rappresentano le situazioni più difficili, è tutta la holding di Roma Capitale, lungi dal diventare una risorsa, ad appesantire i bilanci di Palazzo Senatorio. Complessivamente un gruppo da 24 mila dipendenti che, nel triennio passato, ha portato a casa deficit totali a nove cifre. Tutto ciò mentre i debiti dell’amministrazione con imprese e privati continuano a crescere a ritmo sostenuto: più 371 milioni di euro nell’ultimo anno solare.

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I RIFIUTI
L’Ama, l’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti e della pulizia della Città eterna, veniva da due bilanci positivi - più 893 mila euro nel 2015 e più 626 mila nel 2016 - ma il consuntivo 2017 non è mai stato approvato. La causa? Il braccio di ferro tra la giunta Raggi e l’ex amministratore delegato Lorenzo Bagnacani, prima scelto dai Cinquestelle e poi defenestrato lo scorso febbraio. Per via delle contestazioni mosse dalla giunta, quello del 2017 sarà un bilancio sicuramente in perdita, così come quello del 2018.

I TRASPORTI
L’Atac, la società che gestisce il trasporto pubblico romano, tre anni fa mostrava già i segni di una crisi profonda. I vertici nominati dall’ex commissario prefettizio Tronca, prevedevano però di centrare il pareggio di bilancio in un anno, salvo lasciare pochi mesi dopo l’insediamento della sindaca. I bilanci 2016 e 2017 hanno registrato perdite rispettivamente per 213 e 120 milioni (il 2015 si era chiuso a meno 79 milioni). Il passivo del 2016, è stato aggravato dalla scelta della giunta grillina di non riconoscere 157,4 milioni di vecchi crediti vantati dalla municipalizzata. Motivo per cui la stessa governance di Atac, nominata dal M5S, si è riservata di adire le vie legali. «Il peggioramento del risultato di esercizio 2016», ha scritto l’azienda nelle carte consegnate al Tribunale fallimentare, «è attribuibile principalmente alla svalutazione dei crediti verso Roma Capitale a seguito della riconciliazione dei saldi al 31 dicembre 2016». Dopo quasi un anno e mezzo di immobilismo, con il patrimonio netto passato da positivo a negativo, l’Atac a settembre 2017 chiede il concordato preventivo. Raggi cambia ancora i vertici e sceglie Paolo Simioni. Il manager veneto ottiene il via libera dei giudici al piano di rientro dal debito di 1,4 miliardi di euro (ma manca l’ultima sentenza di omologa). Il bilancio 2018 ancora non è stato approvato ma il pre-consuntivo è in attivo anche perché gli interessi sui debiti, grazie al concordato, sono congelati da oltre un anno.

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IL PIANO
Nonostante il lavoro dei due (ex) assessori alle partecipate - Massimo Colomban e Alessandro Gennaro - resta ancora incompleto il piano di sfoltimento della holding, varato cinque anni fa dopo una trattativa tra Palazzo Senatorio e governo per il risanamento dei conti romani. Il programma interessa soprattutto le aziende “di secondo livello” del gruppo capitolino, ossia quelle che non forniscono servizi pubblici ai cittadini: sono ancora 12 quelle da tagliare. I casi più eclatanti sono quelli di Assicurazioni di Roma, la mutua destinata a restare in vita almeno fino al 2020, e la stessa Farmacap che - dopo il fallito tentativo di vendere le farmacie messo in campo da Ignazio Marino - ora però rischia di essere messa in liquidazione a causa dei bilanci in rosso. In bilico anche Roma Metropolitane: è da tre anni senza un bilancio approvato e a maggio ha presentato un piano con 45 licenziamenti.

LE IMPRESE
Se le aziende municipalizzate rappresentano un problema, i rapporti tra Campidoglio e i privati esterni all’amministrazione non sono meglio. Nel 2018 è cresciuto il numero delle imprese che vantano crediti nei confronti di Roma Capitale (da 4.189 a 4.966) e i debiti commerciali nei confronti di queste ultime sono aumentati di quasi un terzo, da 1.137 a 1.508 milioni di euro.

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