Roma, morirono in scooter contro un cartellone: nei guai funzionario comunale

Roma, morirono in scooter contro un cartellone: nei guai funzionario comunale
Se il cartellone abusivo fosse stato rimosso, ci potrebbero essere due croci in meno sulle strade di Roma. C’è per ora una certezza su un lungo e complesso...

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Se il cartellone abusivo fosse stato rimosso, ci potrebbero essere due croci in meno sulle strade di Roma. C’è per ora una certezza su un lungo e complesso accertamento giudiziario avviato in procura dopo la morte, avvenuta nel 2011 all’altezza del civico 620 di via Tuscolana, di una coppia di fidanzati albanesi: il cartellone pubblicitario era pericoloso. Fissato troppo in basso, con le bordature di ferro tagliate a vivo e una plancia di vetro. Enus Kraja, 30 anni, alla guida in stato di ebbrezza, e Iana Dogot, di 32, vi finirono contro in piena notte col motorino, senza scampo. Ora per quelle morti la procura chiede il processo per un funzionario di Roma Capitale. Francesco Paciello, all’epoca dirigente dell’Unità amministrativa affissioni e pubblicità del Campidoglio e ora funzionario di gabinetto della sindaca Raggi, secondo il pm Luigia Spinelli che gli contesta il duplice omicidio colposo, avrebbe dovuto provvedere a far rimuovere l’impianto, invece di limitarsi ad allertare, inutilmente, i due responsabili della ditta proprietaria, la Pes Srl, ora a rischio processo con lui. 

All’indagato il pm ascrive «la colpa di non aver disposto la rimozione forzosa del cartellone pubblicitario a seguito dell’accertamento dell’inottemperanza da parte del proprietario». «Un impianto», precisa, «costituente evidente pericolo in un tratto a intenso traffico». Una pericolosità attestata già un anno prima del terribile incidente mortale. 

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Il 15 settembre del 2010 gli agenti della Polizia Roma Capitale Gruppo Intervento Traffico aggiornavano il «dottor Paciello», che aveva richiesto accertamenti sulla reale pericolosità del cartellone. La tipologia, era stata la conclusione, non rispetta i dettami comunali «né nei formati, né nei materiali». Il cartellone, piazzato abusivamente su uno spartitraffico di via Tuscolana fino a sporgere, era largo un metro e quaranta centimetri e alto due metri, con bordature a vivo. A sostegno, solo un’asse a sessanta centimetri dal piano stradale invece dei due e mezzo obbligatori. 
Il dirigente, diventato nel 2017 direttore del «Coordinamento attività e procedimenti degli uffici di Gabinetto» della Raggi a breve quindi dovrà spiegare al giudice dell’udienza preliminare i motivi di quella mancanza. 

La decisione della procura arriva dopo un iter travagliato. Nel 2016 un precedente magistrato aveva proposto l’archiviazione sul presupposto che il ragazzo deceduto quella notte viaggiasse a 60 chilometri all’ora invece di 50 e con un tasso alcolico superiore al consentito. Ma il gip ha respinto la richiesta della procura e, su richiesta dell’avvocato Zamir Bregasi che assiste i familiari delle vittime, disposto una consulenza tecnica. Il risultato: quel cartellone lì non doveva esserci. Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero