Nettuno, profanato cimitero della Memoria: trafugati resti di due caduti della X Mas, danneggiate altre 3 tombe

Nettuno, profanato cimitero della Memoria: trafugati resti di due caduti della X Mas, danneggiate altre 3 tombe
Trafugati i resti di due combattenti della X Mas, ieri notte, dal Campo della Memoria di Nettuno - unico sacrario in Italia di caduti della Repubblica Sociale Italiana - mentre il...

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Trafugati i resti di due combattenti della X Mas, ieri notte, dal Campo della Memoria di Nettuno - unico sacrario in Italia di caduti della Repubblica Sociale Italiana - mentre il tentativo di asportare altre tre urne è andato a vuoto. Sulla profanazione del "cimitero di guerra" - come è riconosciuto dallo Stato il Campo della Memoria, non senza polemiche e contestazioni sia sulla istituzione che sulla sua gestione anche con fondi pubblici - indaga la Compagnia dei carabinieri di Anzio.

Profanato il sacrario della X Mas

Ipotesi varie sul gesto, dallo sfregio "gratuito" alla pista politica, al poco credibile satanismo, alla possibile richiesta di riscatto. Ieri vari persone sono arrivate indignate al sacrario. Come il consigliere Genesio D’Angeli, di Fratelli d’Italia.

“E' un gesto vergognoso – ha detto – spero che i responsabili siano individuati presto”. I 65 loculi sono stati realizzati con fondi del Commissariato generale per le onoranze ai caduti del Ministero della Difesa. I resti trafugati sono quelli di Vittorio Rolandi Ricci, il cui nonno - omonimo - fu ministro di Mussolini e di Pietro Rossetti.

Distrutto il loculo di Umberto Bardelli, comandante del battaglione Barbarigo ma i resti, forse per una fuga improvvisa, sono stati lasciati. Danneggiati quello di Enrico Berti e di Franco Benedetti. "Forse - ipotizza Pietro Cappellari, che ha scritto libri sulla X Mas, il reparto guidato dal principe Junio Valerio Borghese - volevano danneggiare tutto il sacrario".

Aleggia anche la coincidenza con la rimozione della targa apposta dal Circolo Barbarigo nel parco alle "Vittime delle Foibe". Decisione del Comune dopo le interrogazioni, anche al Prefetto, sul fatto che la scritta rivendicasse all'Italia i territori sloveni e croati di Istria, Dalmazia e Fiume.

 

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Il Messaggero