Ladri di gioielli si fingono nobili sudamericani e rubano 60mila euro di preziosi: "Lupin e Margot" arrestati ad Albano

. Un terzo complice è ancora ricercato dagli inquirenti. Si tratterebbe di una donna.

Ladri di gioielli si fingono nobili sudamericani e rubano 60mila euro di preziosi: "Lupin e Margot" arrestati ad Albano
Con un colpo da maestri si erano messi in tasca un anello da 17 mila euro, mentre incantavano la commessa di una gioielleria con i loro lussuosi vestiti e il loro accento...

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Con un colpo da maestri si erano messi in tasca un anello da 17 mila euro, mentre incantavano la commessa di una gioielleria con i loro lussuosi vestiti e il loro accento sudamericano. Non erano i raffinati Arsenio Lupin e Margot di Monkey Punch. Né i Bonnie e Clyde d'oltreoceano. Ma tre abili colombiani con base ad Albano Laziale, che come Lupin hanno impiegato il loro savoir faire per farsi passare da nobili del sud America interessati a costosi acquisti in gioiellerie di lusso. E che come i criminali americani raccontati da Arthur Penn in Gangster Story spaziavano in lungo e largo sul territorio nazionale. I loro strumenti del mestiere non erano i grimaldelli, né le pistole, né violenza e minacce, ma gentilezza, destrezza, sorrisi e bei vestiti griffati, tra cui alcune coppole indossate dall'uomo durante i colpi. A Viterbo i tre erano riusciti a portarsi via il prezioso anello sfilandolo da una vetrina. Mentre due di loro distraevano il personale, una delle due donne si era infilata in tasca il gioiello. Tutti e tre erano usciti dalla porta principale del negozio senza che il personale si accorgesse di nulla. Poi avevano colpito a Chiusi Scalo, Firenze e Milano. Per loro non c'era limite. A imporglielo sono stati i poliziotti e i magistrati viterbesi, che li hanno arrestati su ordine del giudice di Viterbo. Gli investigatori hanno stimato che il valore dei loro colpi ammontasse a circa 60 mila euro. Con questa accusa sono finiti in carcere un uomo di 47 anni e una donna di 38, entrambi colombiani, in grado di ammaliare, derubare e farsi salutare con cortesia dalle proprie vittime. Un terzo complice è ancora ricercato dagli inquirenti. Si tratterebbe di una donna.

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A far partire le indagini è stata la segnalazione alla polizia della commessa della prima gioielleria derubata, quella nel centro di Viterbo. Determinante nell'identificare i professionisti del furto con destrezza è stata un'impronta digitale, trovata dagli investigatori della scientifica sulla vetrina che conteneva l'anello da 17 mila euro rubato. Le successive indagini hanno permesso di arrivare ai due complici e alla macchina con cui i ladri sono scappati da Viterbo. Un'auto con cui gli ammaliatori avevano compiuto un altro furto da 7 mila euro in una gioielleria di Chiusi Scalo, in provincia di Siena, e poi ancora altri due colpi da 33 mila euro a danno di gioiellieri di Firenze e a Milano. Il gps della vettura ha permesso di ricostruire i movimenti dei malviventi e tra i luoghi vicino a cui avevano parcheggiato c'erano proprio i negozi derubati. In tutti i casi i negozianti avrebbero riconosciuto gli indagati e ciò ha portato la Procura di Viterbo a richiedere e ottenere dal giudice per le indagini preliminari un ordine di custodia cautelare in carcere.

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Il Messaggero