Ladispoli, cavalcavia in fiamme: clochard in fuga

Ladispoli, cavalcavia in fiamme clochard in fuga
Il fumo, le fiamme nel container e i senzatetto in fuga tra le canne a...

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Il fumo, le fiamme nel container e i senzatetto in fuga tra le canne a Ladispoli per non restare intrappolati e morire bruciati. E poi un arresto: una donna polacca, clochard, sospettata di aver appiccato il fuoco e bloccata dai carabinieri. Militari per altro intervenuti con il rischio che potessero esplodere le bombole del gas all’interno di questa struttura a fianco ai magazzini del ponte da tanti anni una baraccopoli a tutti gli effetti. Tragedia sfiorata nei pressi del cavalcaferrovia di viale Europa. Ieri l’inferno intorno alle 15. Solo per miracolo non si contati feriti, o peggio delle vittime. L’allarme è stato lanciato da un membro della protezione civile comunale che in quel momento non era in servizio. LA DINAMICA A poco a poco si è alzata una nube di fumo denso visibile da tutta la città e anche i volontari della protezione civile La Fenice sono arrivati sul posto con la Polizia municipale per gestire la viabilità chiusa al traffico nella zona degli uffici postali. Disagi alla circolazione per oltre un’ora. Mentre i militari della stazione locale di via Livorno, coordinati dalla compagnia di Civitavecchia, hanno sedato gli animi tra gli sbandati, la maggior parte di provenienza dell’Est, i vigili del fuoco di Bracciano e Cerenova con due automezzi hanno domato il rogo che ha incenerito l’alloggio fai-da-te. La dinamica è appara subito chiara agli investigatori. Subito escluso l’incidente scaturito da un fornelletto acceso o da un indumento lasciato ad asciugare su una stufetta. La pista dolosa è stata considerata quella più probabile. Gli inquirenti stanno cercando di capire il motivo che abbia spinto la donna a compiere il gesto che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche per un suo conoscente con cui condivideva quello spazio. Si dovrà difendere dall’accusa di incendio aggravato. Completamente distrutto il cassone, le sedie di legno, tavoli, stendini, plastica e rifiuti di vario genere. Saranno necessari anche dei controlli strutturali per vedere se il viadotto abbia subito dei danni. La situazione dei senza fissa dimora torna al centro della cronaca. Una quarantina di persone, in alcuni periodi anche di più, continuano a popolare quei rifugi nel degrado senza che sia alcuna condizione di sicurezza. Nel corso degli anni sono deceduti dei clochard, altri hanno bisticciato contendendosi un “posto letto” finendo persino per accoltellarsi per un materasso. I vigili urbani di Ladispoli ieri hanno cercato di trovare una sistemazione provvisoria ai miracolati di ieri che ogni giorno comunque vengono assistiti dalla Caritas e da alcune associazioni ricevendo un pasto caldo. Nello stesso tempo però lo scenario potrebbe cambiare nei prossimi giorni. Lo anticipa il comandante della Municipale. «Saremo costretti di nuovo ad informare tutte le Autorità, prefettura compresa – dice Sergio Blasi – e non è la prima volta. Anche quest’anno abbiamo segnalato questo contesto di pericolo e di scarsa igiene. Anni fa venne effettuato uno sgombero ma dopo pochi giorni tutto tornò come prima, se non peggio. Non possiamo più tollerare che vengano messe a repentaglio delle vite umane». A gennaio del 2017 fece clamore la morte di Marcel, polacco 30enne finito carbonizzato sotto ad un ponte perché accese una bombola del gas per riscaldarsi dal gelo. Tanti, troppi “invisibili” continuano a ripararsi nei prefabbricati abbandonati, sulle sponde dei fossi, all’interno delle aree verdi, persino nel bosco di Palo Laziale. 

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Il Messaggero