Danilo è down, per lui niente centro estivo. Il papà: «Cacciato perché diverso»

Danilo è down, per lui niente centro estivo. Il papà: «Cacciato perché diverso»
​Danilo ha nove anni e nuota in acque alte senza avere paura. Tifa per la Roma, ama la favola di Peter Pan e i vigili del fuoco, «belli i pompieri - dice - con quei...

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​Danilo ha nove anni e nuota in acque alte senza avere paura. Tifa per la Roma, ama la favola di Peter Pan e i vigili del fuoco, «belli i pompieri - dice - con quei cappelli grandi e buffi» e quando accompagna mamma Elisabetta al supermercato, fa sempre amicizia con qualcuno. Ma Danilo è anche un bambino affetto dalla sindrome di Down.


La sua è, tuttavia, una vita serena. La malattia per ora ha risparmiato complicanze cardiache o psico-motorie. Danilo gioca, corre e si diverte come tutti gli altri bambini. Eppure, con gli altri bambini non ci può stare. Il centro estivo “Ottavia”, nell’omonima borgata, in via delle Canossiane, che accoglie piccoli dai 3 ai 13 anni dopo la chiusura delle scuole, non lo vuole. «Potrebbe creare problemi». È quanto si è sentito dire Andrea Mantovani, il papà di Danilo, quando giovedì scorso, dopo l’iscrizione al centro, è andato a riprenderlo.



LA STORIA

«Avevo spiegato agli educatori la situazione di mio figlio - spiega papà Andrea - in un primo momento non hanno fatto storie, così l’ho accompagnato, c’era anche una sua compagna di classe e lui era molto contento». Ma poi la situazione è cambiata radicalmente. Quando Andrea è andato a riprenderlo, il responsabile del centro gli ha detto chiaro e tondo che Danilo non poteva tornare. «Dava fastidio agli altri bambini e i genitori avrebbero potuto ritirarli, con il risultato di creare danni alla struttura», spiega Andrea. «Hanno parlato di mio figlio - continua - come di un bambino incontrollabile, un bambino pericoloso, solo perché ha iniziato a correre per il giardino senza fermarsi mentre gli educatori lo chiamavano».



Andrea ha anche provato a chiedere, a un costo extra, una figura che si dedicasse solo al piccolo, ma niente da fare: «Non siamo attrezzati per questo», la risposta. Intanto, il centro si è fatto pagare la prima e unica giornata, quindici euro senza nessuna ricevuta. Così Danilo è tornato a casa. Il giorno dopo ha chiesto al suo papà: «Andiamo in piscina?», ma Andrea gli ha potuto solo rispondere che il brutto tempo non lo permetteva.



LA REPLICA

Dal centro estivo Ottavia, il responsabile, Ivano M., un professore di educazione fisica delle medie con trent’anni d’insegnamento sulle spalle, spiega che si è trattato di un equivoco. «Non volevamo attuare nessuna discriminazione, ma semplicemente non siamo attrezzati per situazioni del genere, che richiedono personale qualificato». Ma papà Andrea non ci sta e su Facebook ha lanciato la sua campagna nel gruppo Solidarietà per i down e i diversamente abili «perché - spiega - ancora oggi c’è chi ha paura di un bambino la cui unica colpa è quella di non essere come gli altri».


Intanto il sindaco Ignazio Marino e il presidente del XIV municipio, Valerio Barletta, appresa la notizia, si sono attivati per trovare una soluzione che possa consentire a Danilo di tornare a giocare, in questi giorni di vacanza, insieme ad altri bambini in un centro che non sia quello di Ottavia. Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero