Coronavirus Roma, il vigile con la moglie estetista: manicure in ufficio alle colleghe, denunciato

«La vanità, il mio peccato preferito», diceva John Milton, alias Al Pacino, in L'avvocato del diavolo, film-cult del 97. L'irresistibile peccato rischia di costare caro, adesso, in epoca di pandemia, a tre vigilesse, un loro collega sindacalista e alla moglie di quest'ultimo, estetista. Il motivo? In piena emergenza Covid-19, quando per il lockdown disposto dai decreti emanati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte non era permesso a nessuno di uscire da casa senza un motivo più che valido, l'agente P.B.D.A. si era recato al lavoro, la sede del comando del Pics, il Nucleo di Pronto intervento del centro storico, insieme con la moglie che si era resa disponibile per prendersi cura della bellezza e occuparsi della manicure delle colleghe rimaste prive della loro professionista di fiducia.

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Così per ben due volte, il 6 e il 7 aprile, dunque quando il rischio di diffusione del coronavirus era al suo picco massimo, l'agente ha accompagnato la moglie sul suo posto di lavoro, reperendole le nuove clienti, mentre per legge a estetisti e parrucchieri era e in realtà lo è tutt'ora, anche adesso che siamo in avvio di Fase 2 proibito esercitare la loro professione.

IL PERMESSO
Le vigilesse, secondo quanto ricostruito, avrebbero avuto almeno una accortezza, quella di timbrare un'ora di permesso per dedicarsi a mani e unghie, fatto che, tuttavia, non le ha risparmiate dal finire sotto inchiesta disciplinare.
Sarà giudicato a livello disciplinare davanti al tribunale del Tempio di Giove (indirizzo in cui ha sede il Dipartimento Risorse umane del Campidoglio) anche l'agente che, nel frattempo, è stato denunciato alla Procura per i reati di epidemia colposa e peculato d'uso in relazione alla condotta sul luogo di lavoro. Sia lui che la moglie sono stati, inoltre, sanzionati per la violazione delle disposizioni del Governo in materia di libera circolazione, la donna anche per avere espletato un'attività vietata, se non l'esercizio abusivo della professione. Sanzioni che vanno da un minimo di 400 a un massimo di tremila euro.

LA CHAT
Un vero salasso per P.B.D.A., che ambiva, invece, a vedersi riconosciuto nello stipendio uno straordinario da ben 450 euro. Il sindacalista dell'Ospol, infatti, alla vigilia delle festività del 25 aprile e del 1 maggio, aveva invitato numerosi colleghi, altri sindacalisti e funzionari della Polizia locale di Roma Capitale a unirsi a una chat di WhatSApp in cui aveva diffuso un messaggio vocale decisamente perentorio con l'intenzione di boicottare il piano del Comando per i controlli anti-Covid sulle strade. «Se non ci danno 450 euro di straordinari per strada a fare i controlli ci vanno loro», urlava. Una sorta di chiamata alle armi, insomma, per tutti i colleghi del Corpo dei vigili. Che però hanno reagito al contrario.

SOSPETTA TRUFFA
L'agente non si aspettava, infatti, una reazione compatta dei colleghi che hanno preferito abbandonare la chat o, comunque, non dare seguito alla protesta che ritenevano non consona a un momento di particolare criticità e di richiamo al senso di responsabilità collettiva per arginare la minaccia del virus. Su P.B.D.A. pende un altro procedimento aperto da piazzale Clodio e in mano alla pm Laura Condemi dal momento che sarebbe coinvolto in una sospetta truffa nelle vendite auto.
Tramite la moglie che, precedentemente, aveva una edicola ai Colli Albani, avrebbe convinto ignari clienti a versare un anticipo per ottenere a prezzi vantaggiosi vetture che riportavano sulla carrozzeria loghi pubblicitari. Ma a fronte dei soldi versati, quelle auto non erano mai arrivate.

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