Claudio Marini, chi è il finto regista condannato: violentava le attrici ai provini. Lui si difende: «La porta non era chiusa a chiave, potevano andarsene»

Le ragazze quasi tutte giovanissime, tra i 15 e i 22 anni, sognavano di entrare nel mondo del cinema

Claudio Marini, chi è il finto regista condannato: violentava le attrici ai provini. Lui si difende: «La porta non era chiusa a chiave, potevano andarsene»
Il "copione" era sempre lo stesso. Dodici donne che non si conoscevano tra loro, otto a Roma e quattro a Milano, hanno denunciato il finto regista che, millantando...

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Il "copione" era sempre lo stesso. Dodici donne che non si conoscevano tra loro, otto a Roma e quattro a Milano, hanno denunciato il finto regista che, millantando prospettive di film poi mai realizzati, ha approfittato della loro buona fede facendole recitare in provini a luci rosse a casa sua. Ieri Claudio Marini è stato condannato a 11 anni e 9 mesi di reclusione. Un pena superiore ai 9 anni richiesti dal pm Clara De Cecilia. «Questa sentenza rappresenta l'era del "Me Too" italiano», hanno commentato le avvocate Teresa Manente e Marta Cigna di "Differenza Donna", associazione costituitasi parte civile.

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I FATTI

Le ragazze quasi tutte giovanissime, tra i 15 e i 22 anni, sognavano di entrare nel mondo del cinema. Non erano abituate a partecipare a un casting. Lui, 51enne, lo sapeva e per questo ha approfittato della sua posizione per promettere, millantare e dare false speranze alle aspiranti attrici. Sempre lo stesso copione, seriale. Marini, con la scusa di provare alcune scene, faceva una prima selezione delle ragazze in un fast food. Poi si passava al secondo casting - guarda caso con le più giovani - nel suo appartamento. Ed è in quella casa che avvenivano gli abusi. Baci, palpeggiamenti delle parti intime e in un caso un rapporto completo. Stessa trappola ripetuta in Lombardia e nel Lazio. Seriale nelle sue violenze. Prometteva una parte in "Miele amaro", "Un gioco pericoloso", "La forza dell'amore". Tutti film mai realizzati. Le riprese si sarebbero dovute svolgere tra gennaio e aprile 2020, con l'uscita delle pellicole nelle sale prevista per l'autunno dello stesso anno. La trama riportata nell'annuncio online recitava: «Amori, intrighi e rivalità che faranno tirare fuori il peggio ai protagonisti». Marini si presentava come il «responsabile di un'agenzia cinematografica, le faceva denudare nella parte superiore del corpo, le baciava in bocca e le toccava sul seno», si legge nelle carte. Poi, con la scusa di aiutarle a girare qualche scena, si calva i pantaloni restando in boxer e spesso saltava addosso alle vittime. Ieri, in aula, si è difeso dicendo che la porta di casa non era chiusa a chiave: «Le ragazze potevano andar via quando volevano». Arrestato dai carabinieri nell'agosto 2020, è tornato libero durante il processo per scadenza termini, legittimi impedimenti, una lombosciatalgia e l'assenza di qualche testimone. Ma ora è arrivato il "the end" di questo brutto film diventato realtà. Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero