Regionali Lazio, Lombardi: «Big e base, c'è chi ha remato contro di me»

Roberta Lombardi, è arrivata terza alle regionali del Lazio, con il M5S 5 punti sotto alla media delle politiche e in caduta libera (22%) come voti di lista. Una Waterloo.
«Beh, non possiamo paragonare i due voti. Anche in Sicilia prendemmo alle regionali 3 mesi fa il 35% se non sbaglio e ora alle nazionali siamo al 48%. Il voto territoriale è un voto diverso, ci sono sacche di potere, interessi specifici, che Zingaretti nel Lazio ad esempio coltiva da quando è presidente della Provincia, bastava guardare le liste che lo sostenevano».

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Ma lei è andata comunque molto male.
«Il voto di lista è stato comunque basso, il voto a me più alto di circa 6 punti».

Il crollo del voto di lista a Roma deriva dall'effetto Raggi?
«Non lo so, sicuramente nel 2016 con il voto di lista arrivammo al 35%, oggi siamo 13 punti sotto, ma era un altro momento, altre variabili, altri umori».

Faccia autocritica: dove ha sbagliato?
«Sicuramente ho commesso degli errori, è umano, ma ho dato davvero il massimo e di più non avrei potuto umanamente fare».

Ma i suoi errori?
«Lo sbaglio, forse, è stato farci trovare impreparati sui territori. In molti hanno lavorato duro, altri andavano rilasciando interviste dicendo che avrebbero votato Zingaretti».

Parla del sindaco ex M5S di Pomezia Fabio Fucci, d'accordo. Però lei è divisiva, non crede?
«Quando sono partita in gran parte dei Comuni e delle Province ho trovato il vuoto. Meet up che non si parlavano, faide interne. Me lo faccia dire: eravamo meno uniti noi nel Lazio con una sola lista che gli altri con le ammucchiate di sigle».

Hanno remato contro di lei?
«Io volevo vincere e ce l'ho messa tutta, una parte della base questa convinzione non l'ha mostrata. E tant'è».

I big del M5S l'hanno lasciata da sola: perché?
«Luigi stava facendo la sua campagna nazionale, ma da qualcun altro, non lo nascondo, mi sarei aspettata un supporto maggiore».

Né Di Maio né Raggi si sono mai spesi per lei né fisicamente e nemmeno virtualmente sui social.
«Su Luigi ho spiegato, riguardo a Virginia è il sindaco di Roma, ha voluto mantenere un profilo istituzionale. Tra l'altro mi ha chiamata ieri, è stata molto carina e cordiale».

Forse al M5S andava bene anche la sua sconfitta.
«No, sono stata sovrastimata: di fronte a un avversario durissimo come Zingaretti e a un centrodestra che sui territori ha ritrovato compattezza, pensavano bastassimo io, la mia forza e la mia conoscibilità per vincere nel Lazio. Serviva tutto il M5S».

Le è stato vicino Di Battista, ma Taverna, romanissima, si è defilata. Perché?
«Alessandro è una persona sincera, leale, a cui voglio bene».

Lei ha pagato i troppi nemici?
«Non parliamo di nemici, ma molti non mi volevano come candidata presidente»

La Lombardi è troppo dura e pura per il nuovo M5S?
«E che io sia più vintage, è vero, non lo nascondo».

Zingaretti non ha la maggioranza, il M5S che farà?
«Il M5S guarda ai temi, se ci saranno proposte in sintonia con il nostro programma non avremo problemi a votarle».

Di Maio dovrebbe invitare il Pd a uno streaming come quello che fece lei con Bersani?
«E' una cosa che compete al capo politico, senza il M5S un governo in Italia oggi non si può fare».

Il M5S è diventato più cinico?
«Si è fatto più furbo, siamo onesti, mica fessi».

Dopo questo ko ha perso il titolo di «faraona», lo sa?
«Beh, non l'ho mai amato».

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