Rieti, il passato ben tutelato di Amatrice e Accumoli all'Archivio di Stato

Amatrice
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RIETI - I registri di battesimi e funerali delle pievi amatriciane e il progetto di rifacimento di Corso Umberto, le foto dei soldati caduti al fronte della Grande Guerra e le pagelle degli orfani, ospiti dell'Opera don Minozzi: sono solo alcuni degli oltre 2.800 «pezzi» recuperati dagli archivi storici dei comuni di Accumoli e Amatrice e da una dozzina di archivi parrocchiali, nei mesi successivi al terremoto del 24 agosto ed esposti nella sala mostre dell'Archivio di Stato. Non solo un'opera necessaria e meritoria di recupero e messa in sicurezza della memoria storica (laica ed ecclesiale) di quelle terre, ma anche una prova (incredibilmente) riuscita di efficienza da parte del sistema dei beni culturali (Mibact, Archivio di Stato, Soprintendenza archivistica e bibliografica, Istituto centrale per il restauro del patrimonio librario) in fortunata collaborazione con i Carabinieri della Tutela del patrimonio culturale, Vigili del Fuoco e Carabinieri Forestali.


LE OPERAZIONI

Come veri «caschi blu» della cultura, sono state decine le persone che tra il settembre 2016 e il febbraio 2017 hanno lavorato chi tra le macerie chi tra gli scaffali dell'Archivio di Stato per recuperare, «ricondizionare» e sistemare faldoni, registri, libri, buste. «Ricordo quei giorni convulsi, quando da Roma mi chiamavano e mi dicevano: ma tu hai posto? Io dicevo sì, ma mica era vero - dice il direttore dell'Archivio di Stato Roberto Lorenzetti nell'incontro che precede l'inaugurazione della mostra. - Abbiamo cercato di recuperare centimetro per centimetro, abbiamo tirato su scaffali anche nei corridoi ma alla fine abbiamo sistemato tutto». E «tutto» sono 450 metri lineari di archivio, quello che Lorenzetti definisce il ponte ideale tra quello che furono Amatrice e Accumoli e quello che saranno, quando saranno riedificate. Gli archivi parrocchiali hanno preso la direzione degli Archivi diocesani. Qui invece restano in attesa di far ritorno a casa anche la documentazione dell'Istituto don Minozzi e quella della Stazione di Granicoltura «Strampelli» di Campo Moro, anche quella resa inagibile dal sisma. Un lavoro eccezionale, per il quale Lorenzetti e la squadra dell'Archivio di Stato si meritano i complimenti di Mauro Tosti Croce - soprintendente archivistico del Lazio - e del prefetto Fabio Carapezza Guttuso, direttore dell'unità di crisi del Mibact. Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero