Vaticano, prelato arrestato per pedofilia. Wesolowski rischia tra i 6 e i 7 anni Padre Lombardi: «Poteva fuggire»

Vaticano, prelato arrestato per pedofilia. Wesolowski rischia tra i 6 e i 7 anni Padre Lombardi: «Poteva fuggire»
L'ex nunzio Jozef Wesolowski, posto ieri agli arresti domiciliari in Vaticano per abusi su minori e possesso di materiale pedopornografico, sarà processato in base alle norme...

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L'ex nunzio Jozef Wesolowski, posto ieri agli arresti domiciliari in Vaticano per abusi su minori e possesso di materiale pedopornografico, sarà processato in base alle norme in vigore prima della riforma penale del 2013, e rischia una pena tra i 6 e i 7 anni di carcere più eventuali aggravanti. Così padre Federico Lombardi.




Il provvedimento degli arresti domiciliari per l'ex nunzio Jozef Wesolowski, «con la conseguente limitazione dei contatti», «intende evidentemente evitare la possibilità dell'allontanarsi dell'imputato e il possibile inquinamento delle prove». Lo spiega il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi.



La procedura istruttoria sul caso dell'ex nunzio Jozef Wesolowski, agli arresti in Vaticano per pedofilia, «richiederà alcuni mesi prima dell'inizio del processo», che potrebbe quindi aprirsi negli «ultimi mesi di quest'anno» o «i primi del prossimo anno».








La Cei. «L'avvertimento è chiaro. La giustizia della Santa Sede interverrà senza sconti a chicchessia. Poi vi sarà probabilmente l'azione penale di altri Stati». È quanto scrive la Sir, l'agenzia dei servizi di informazione religiosa della Cei, la Conferenza Episcopale italiana, sul caso dell'arcivescovo polacco Jozef Wesolowski, accusato di pedofilia per abusi a danno di minori a Santo Domingo e da ieri agli arresti domiciliari in Vaticano, «in conseguenza della volontà espressa da Papa Francesco», come ha spiegato in una nota padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano. «È un evento scioccante, che denuncia un reato e un peccato gravissimi - sottolinea la Sir - Si tratta di una decisione che, in ultima analisi, dopo il processo canonico che già ha condannato il prelato, viene dal Papa della misericordia, perché la misericordia non può lasciare che la malattia devasti tutto il corpo. La pedofilia è 'una lebbra che c'è nella Chiesa e colpisce anche i vescovi', come aveva detto in un'intervista Francesco. E allora la lebbra si cura anche con il bisturi, perché gli abusi sono un culto sacrilego che lascia cicatrici per tutta la vita». L'agenzia della Cei ricorda che «il perdono cristiano parte dall'accusa del male, dal riconoscimento del peccato commesso. Esige il pentimento e la riparazione. Comprende anche la condanna eterna, che spetta alla giustizia divina. A noi uomini tocca il compito di esercitare la giustizia terrena. Impegno di giustizia e di denuncia da cui non va esente la Chiesa, nessuna diocesi, nessun credente e nessun uomo che sia a conoscenza di abusi. Ora La Chiesa si è data un nuovo diritto penale severo che ha recepito anche le norme internazionali, ma soprattutto ha deciso di perseguire quei 'figli' che hanno tradito la loro missione. Ora la Chiesa ha tutti gli strumenti per vigilare, prevenire e pure colpire, senza se e senza ma, i trasgressori. Il suo impegno significa un netto 'mai più!'». Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero