Mondo in guerra, dall'Ordine di Malta un summit a Ginevra per un intervento umanitario inter-religioso

ROMA I numeri sono lo specchio di un dramma planetario. Ben 51 milioni di persone sono in fuga da guerre e violenze. Nove morti su dieci sono civili, soprattutto donne e bambini. Al momento nel solo nel continente africano ci sono 25 Paesi in cui si combatte duramente. Sono impiegati eserciti o milizie in lotta contro governi o anche tra loro; gruppi separatisti, anarchici, soprattutto di matrice islamica. A guardare la mappa del pianeta, dopo l’Africa la seconda area di grande instabilità è il Medio Oriente. Le cifre sono monstre e fanno riflettere. Cento anni fa, il 90% delle vittime nelle guerre era rappresentato da militari. Oggi il 90% delle morti riguarda i civili. Ormai l’obiettivo della guerra non è più il controllo fisico di un territorio, ma è controllo politico e soprattutto economico: piccoli eserciti molto efficaci si muovono per garantire il potere o rovesciare il potere di governi, che sono amici o nemici, a seconda dell’interesse che si vuole difendere. A farne le spese sono i civili. I profughi aumentano, così come cresce la povertà, la disperazione, la miseria. Il 27 maggio esperti, accademici e diversi leader religiosi si riuniranno a Ginevra nella sede delle Nazioni Unite per fare il bilancio e cercare una strategia comune sul fronte umanitario. Una sorta di lavoro preparatorio al World Humanitarian Summit, che si terrà l’anno prossimo a Istanbul su iniziativa di Ban Ki-moon e del Sovrano Ordine di Malta che sta organizzando il Simposio “Religions Together for Humanitarian Action” (Religioni insieme per l’aiuto umanitario). I temi trattati anticiperanno quelli del 2016 tra cui il contributo delle organizzazioni religiose nei teatri bellici ed il ruolo delle religioni nel promuovere la riconciliazione e sviluppare la resilienza.

L’assistenza umanitaria alle vittime dei conflitti armati e la protezione dei civili più vulnerabili rappresentano il cuore della missione tradizionale del Sovrano Ordine di Malta. Il Simposio ha lo scopo di approfondire il rapporto tra religioni e conflitti e si dedicherà in particolare ad analizzare in che modo le religioni e gli operatori delle organizzazioni umanitarie religiose diverse possano assistere e proteggere meglio le persone coinvolte nelle guerre e come possano promuovere la risoluzione pacifica dei conflitti limitando la spirale di ricorso alla violenza. Molto spesso sono proprio le organizzazioni religiose le prime ad arrivare sul terreno e le ultime a partire, grazie alla fiducia di cui godono presso le comunità locali.

A tale proposito, spesso si sostiene che la religione sia all’origine ed al centro degli scontri in quanto è stata coinvolta in ogni sorta di conflitto nel corso della storia. Ma il quadro è ben più complesso di quanto si possa immaginare. I valori della religione, che sono la chiave per la riconciliazione e la pace, vengono troppo spesso strumentalizzati per conquistare potere e ricchezze con la violenza.

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