Pensioni, piano per l'uscita a 62 anni: sconto sul riscatto della laurea

La riforma della legge Fornero sarà uno dei punti fermi della prossima manovra. Il pacchetto messo a punto dai tecnici della Lega Nord è pronto ed è stato consegnato al ministro dell'Economia, Giovanni Tria. Il Tesoro farà le sue valutazioni e proporrà probabilmente delle limature, ma l'impalcatura rimarrà quella disegnata dai tecnici del Carroccio. Dal prossimo anno si potrà lasciare il lavoro con 62 anni di età, se si sono maturati almeno 38 anni di contributi. La cosiddetta «quota 100».

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La novità dell'ultima ora è che si è deciso di inserire un paletto. Per poter lasciare il lavoro bisognerà avere anche un numero minimo di contributi pari a 36 anni. Significa che per arrivare alla fatidica quota 100 non basterà avere 65 anni e 35 di contributi. A 65 anni serviranno 36 anni e, dunque, la quota sarà 101. Mentre chi, per esempio, ha i 36 anni di contributi, potrà lasciare il lavoro anche a 64 anni. Questo paletto permetterà di abbassare da 492 mila a 380 mila le uscite anticipate il prossimo anno, riducendo anche l'impatto sui conti pubblici.
Nel conteggio dei contributi validi per poter arrivare ai 36 anni, potranno essere conteggiati al massimo solo due anni di «contribuzione figurativa», come quella che si riceve in caso di cassa integrazione o di maternità. Però sarà possibile colmare i buchi nei contributi. Il pacchetto della Lega prevede infatti, anche una «pace contributiva», costruita sulla falsa riga della «pace fiscale» e che avrà due pilastri.

IL PASSAGGIO
Il primo sarà la possibilità di riscattare, con un super sconto, gli anni della laurea. Oggi, per chi ha provato a chiedere i conteggi all'Inps o ad una cassa privata, il conto del riscatto è risultato spesso salato. Anche perché il calcolo viene fatto sulla base dell'ultimo stipendio percepito. L'idea sarebbe quella di permettere il riscatto facendo pagare una cifra più che dimezzata rispetto al dovuto. Dove porre l'asticella non è ancora stato stabilito, ma si potrebbe arrivare a percentuali simili a quelle proprio della pace fiscale, la cui aliquota massima dovrebbe essere il 25%.
Il secondo pilastro è la possibilità di riscattare, con sconti simili a quelli della laurea, anche gli anni in cui non si è lavorato, i cosiddetti «buchi contributivi». I versamenti, secondo riferiscono fonti bene informate, dovrebbero essere poi concentrati al massimo in un biennio, nel 2019 e nel 2020, in modo da finanziare la partenza della riforma Fornero.
Nel progetto ci sono ancora delle subordinate. Come la possibilità che venga imposto un ricalcolo contributivo per chi anticipa la pensione con quota 100, e che riguarderebbe tutti i contributi versati dal 1996 in poi. In questo caso l'assegno anticipato rispetto alla Fornero, sarebbe più basso di un 10-15%, riducendo contemporaneamente anche il costo della riforma. Il pacchetto, come detto, adesso è nelle mani di Tria che potrebbe proporre delle limature o, magari, una approccio più graduale per arrivare comunque alla fine al risultato richiesto dal Carroccio.
 

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