Salvini, conclusa la visita in Israele: «Lega pronta a governare con chi ci sta»

Matteo Salvini in Israele
Dal valico commerciale di Kerem Shalom, tra Gaza e Israele, Matteo Salvini attacca Hamas ma non dimentica la politica italiana. E candida la Lega al governo del paese...

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Dal valico commerciale di Kerem Shalom, tra Gaza e Israele, Matteo Salvini attacca Hamas ma non dimentica la politica italiana. E candida la Lega al governo del paese «con chi ci sta»: obiettivo prendere il posto del governo Renzi (che è «insoddisfacente») e correggere le politiche della sinistra che «creano muri e filo spinato» e non invece «regole certe e trasparenti». A pochi passi dal doppio confine con Gaza e l'Egitto, maglietta verde della Padania indosso, Salvini, dopo aver ascoltato le spiegazioni del direttore israeliano del valico Ami Shaked, dice che «30 mila soldati di Hamas tengono prigionieri milioni di persone». Parole che ripete via twitter scatenando reazioni negative sui social.


Il leader della Lega ascolta Shaked - coda di cavallo da hippy e cappellino da baseball - che gli racconta come in quel luogo, un dedalo di barriere di cemento e reticolati, siano controllati 845 camion che ogni giorno portano merci e beni al «nemico» nella Striscia. Guarda la gigantesca attrezzatura che permette in 7 minuti di scannerizzare circa 100 tonnellate di prodotti per vedere se all'interno sia nascosto «materiale pericoloso che serve ad Hamas» per costruire armi, razzi o i tunnel dai quale sbucare nei kibbutz israeliani a ridosso della Striscia. Sente la distinzione, più volte ripetuta, che Shaked fa «tra i miliziani di Hamas e la gente che vive a Gaza e il divario tra le condizioni dei primi e quelle dei secondi». Osserva le buche dei colpi di mortaio lanciati da Hamas durante la guerra del 2014 sul valico che era rimasto aperto nonostante il conflitto.

Di fronte a quel muro, il leader della Lega attacca «i soldati di Hamas» e le politiche della sinistra che portano appunto ai «muri e ai fili spinati». Le stesse politiche «ipocrite» sugli «aiuti indistinti» alla Palestina che poi «finiscono ai terroristi». Rivendica l'importanza della missione in Israele e degli incontri avuti con il Likud e Avigdor Lieberman): ennesima prova sul campo della nuova politica internazionale della Lega. «Non ci avrebbero ricevuto ministri di tante cancellerie - spiega dopo aver ricordato le visite in Europa, in Russia e fra breve negli Usa in Giappone - se non ritenessero che abbiamo in mano carte da giocarci. Da due anni a questa parte la situazione è cambiata».


Per questo alza il tiro: «la Lega è pronta a governare con chi ci sta anche da domani». Poi, in serata, l'ultimo affondo legato alle intercettazioni che riguardano la ministra dello Sviluppo economico Federica Guidi e anche la collega Maria Elena Boschi: «ennesimo conflitto di interessi del governo Renzi al cui confronto Berlusconi era una verginella». Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero