Boko Haram, da vittime a carnefici: giovani rapite e costrette a sgozzare cristiani

Boko Haram, da vittime a carnefici: giovani rapite e costrette a sgozzare cristiani
Da vittime a carnefici: alcune delle oltre 200 giovani studentesse rapite ad aprile del 2014 da Boko Haram dalla scuola di Chibok, in Nigeria, sono state costrette a unirsi al...

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Da vittime a carnefici: alcune delle oltre 200 giovani studentesse rapite ad aprile del 2014 da Boko Haram dalla scuola di Chibok, in Nigeria, sono state costrette a unirsi al gruppo di terroristi islamici.




Secondo la testimonianza di una 17enne che sostiene di essere stata nello stesso campo di prigionia delle liceali, ad alcune ragazze «è stato fatto il lavaggio del cervello» e adesso vengono sfruttate dai loro rapitori per «terrorizzare» altri ostaggi, frustarli, infliggere loro punizioni corporali e persino ucciderli. È quanto riferisce la Bbc, confermando quanto già scritto in un rapporto su Boko Haram da Amnesty International che parla di ragazze, tra le 219 che ancora risultato disperse, costrette a combattere per i terroristi.



L'adolescente ha raccontato di essere stata data in moglie a uno dei militanti e di aver ucciso per loro: un giorno si trovò ad assistere alla sgozzamento di quattro uomini, ma quando si rifiutò di prendere parte alle uccisioni fu minacciata di fare la stessa fine se non avesse collaborato. Successivamente la ragazza è stata data in moglie a un altro membro di Boko Haram, dal quale è stata ripetutamente violentata: oggi aspetta un figlio dal suo aguzzino.



«Le ragazze rapite alla Chibok erano nel mio stesso campo. Mi hanno invitata a rispettare i rapitori terroristi, mi hanno detto di imparare da mio marito perché tutti quanti stavano dando il loro sangue per la causa dei propri mariti. “Dobbiamo anche andare in guerra per Allah” continuavano a ripetere. Avevano fatto loro il lavaggio del cervello – ha raccontato – Ho visto le esecuzioni di diversi uomini cristiani: i combattenti li costringevano a sdraiarsi e le ragazze tagliavano loro la gola». Dopo sei mesi di prigionia l'adolescente è riuscita a fuggire da quell'incubo di sangue in cui si ripetono le fustigazioni delle giovani che non sanno recitare il Corano e il taglio della gola dei rivali catturati.



«Il rapimento e la brutalizzazione delle giovani donne e delle ragazze – ha confermato Netsanet Belay, avvocato dei diritti umani e attivista di Amnesty International - sembra essere parte del modus operandi di Boko Haram».



Nei giorni scorsi due adolescenti hanno ucciso almeno 30 persone in un doppio attentato suicida in Nigeria: si pensa che entrambe fossero prigioniere di Boko Haram costrette a farsi saltare in aria.





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Il Messaggero