Salario minimo, bagarre in Aula. Schlein: «Ritiriamo la firma», Conte strappa il testo

I voti a favore sono stati 111, 149 i no, tre gli astenuti

Il “gesto” è quello di Giuseppe Conte che mentre accusa la maggioranza di aver ridotto a «carta straccia» la proposta delle opposizioni sul...

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Il gesto è quello di Giuseppe Conte che mentre accusa la maggioranza di aver ridotto a «carta straccia» la proposta delle opposizioni sul salario minimo, strappa platealmente il testo dallo scranno di Montecitorio. È stata l'ultima battaglia per il provvedimento. Domani l'aula della Camera voterà l'emendamento del centrodestra - che sostituisce la pdl delle opposizioni - e affida al governo una delega non sul salario minimo, ma per trovare le condizioni di una retribuzione equa. Insomma, game over. Pd, M5S, Azione, Più Europa e Avs oggi hanno giocato l'ultimo atto nell'aula di Montecitorio con una compattezza inusuale (hanno anche presentato emendamenti unitari in aula firmati dai big), prima del finale di domani mattina con le dichiarazioni di voto. E lo hanno fatto con gli interventi in fila di tutti i leader, i capigruppo, i membri della commissione Lavoro.

Lo scontro

Tutti ritirando la firma dal loro testo svuotato dalla maggioranza. Un «atto di pirateria politica e istituzionale», lo definisce Nicola Fratoianni. Non è così, dirà poi il presidente di turno Giorgio Mulè: il regolamento è stato rispettato. Nessun furto, dunque, dal punto di vista formale. Per le opposizioni, però, dal punto di vista politico e di rispetto delle prerogative istituzionali, non è così. E gli interventi sono tutti senza sconti. Parte Conte che prima del gesto eclatante dei fogli strappati, attacca: «Il governo Meloni ha gettato la maschera e ha votato no al salario minimo legale. Con la stessa arroganza con cui fate fermare un treno per far scendere un ministro, avete fermato la speranza di tutti questi lavoratori sottopagati». E assicura: «Questa battaglia è stata rallentata con questo voto, ma noi la vinceremo. Il Paese è con noi».

Schlein: Ritiro firma su proposta salario minimo, non nel nostro nome

Gli interventi

Accalorato l'intervento di Schlein che lega le modalità con cui la destra ha affossato il salario minimo allo scenario dell'uomo o donna sola al comando del premierato targato Meloni. «Il governo ha scelto di sottrarre al Parlamento il diritto di discutere e di votare. Questa è l'idea di democrazia del governo Meloni. Un antipasto del premierato: tutti i poteri concentrati nelle mani del capo e il popolo chiamato ogni 5 anni ad acclamarlo. Ma la democrazia è un'altra cosa». Ed ancora: «Abbiamo raccolto 500mila firma e ve ne siete fregati. Affossate una proposta giusta per l'Italia, calpestate le prerogative del Parlamento e delle opposizioni. La Costituzione non vi autorizza ad abusi di potere sulle minoranze». E infine l'affondo: «Avete scelto definitivamente da che parte stare, chi rappresentare, quali interessi difendere. Doveva essere un governo dalla parte degli italiani, siete solo dalla parte degli sfruttatori, e avete dato uno schiaffo agli sfruttati. Vergogna». Carlo Calenda sui social tenta un ultimo, fuori tempo massimo con ogni probabilità, appello a Giorgia Meloni: «Sul salario minimo il Governo ha perso l'opportunità di prendersi cura di 3,6 milioni di lavoratori poveri. Abbiamo fatto un percorso di confronto di merito e poi tutto è tornato come sempre ad uno sterile scontro. Faccio un appello politico e personale a Giorgia Meloni affinché riconsideri questa scelta».

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