Ddl Zan, stop in Senato: passa linea Lega-FdI, il centrosinistra perde 16 voti. Salvini: arroganza Pd e M5s

Ddl Zan verso il voto segreto: ok Casellati alla tagliola chiesta da Lega e Fdi

Il Senato archivia definitivamente il ddl Zan. Affossato, ad un anno dall'approvazione della Camera, dalla “tagliola” chiesta da Lega e Fratelli d'Italia. 154 voti favorevoli, 131 contrari, e due astenuti hanno messo fine a un percorso ad ostacoli fatto di ostruzionismo, rinvii, incontri, scontri, tentativi di mediazione tra favorevoli e contrari che ha tenuto banco a palazzo Madama dalla primavera all'autunno. La votazione, avvenuta a scrutinio segreto, è accolta da un lungo applauso del centrodestra trionfante che si dice pronto a «ripartire da zero». Il disegno di legge, che reca misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per sesso, genere o disabilità, non potrà più essere riproposto e un nuovo ddl con un tema analogo dovrà aspettare sei mesi per essere trattato in Senato .

Queste sono le regole. Le stesse che hanno portato il presidente Elisabetta Casellati a dare il via libera al voto segreto. «La mia decisione, per quanto legittimo contestare, perché si tratta di interpretazione, ha delle solide fondamenta di carattere giuridico», chiarisce Casellati e mette un punto alle accese contestazioni che si levano dall'area Pd e M5s. Sono 288 i senatori presenti in Aula per il voto e 287 i votanti e sono 23 i voti di scarto che decretano la sconfitta di Pd, M5s e Leu. Eppure in casa dem fino a ieri si contava su almeno su 140 voti a favore, «ne mancano all'appello almeno 16», spiegano fonti Pd al Senato. I parlamentari democratici puntano l'indice su Italia viva anche se qualcuno non esclude sabotatori interni di area riformista. Lo stesso Goffredo Bettini della direzione del partito è convinto che siano state le «giravolte di sovranisti e riformisti ad affossarlo».

 

Matteo Renzi: «Responsabilità è chiara»

Ma la risposta arriva da Matteo Renzi che parla di ben 40 franchi tiratori e invita a non pensare alle assenze. «La responsabilità di oggi è chiara - dice il leader di Iv - Non importava conoscere la politica, bastava conoscere l'artitmetica». I renziani, che ora accusano Pd, M5s e Leu, alla Camera avevano votato compatti in favore del ddl Zan, poi in Senato si sono presi il ruolo di mediatori tra le due fazioni, puntando a una rivisitazione del testo e proponendo come testo base il ddl Scalfarotto. Sempre tabulati alla mano gli assenti nel centrosinistra sono almeno 10, mentre nel centrodestra solo 5. Gli assenti di Italia viva 4, uno di questi Matteo Renzi. Tutti presenti i senatori di Fratelli d'Italia. «Meglio lo stop di una porcata», chiosa il Leghista Roberto Calderoli gongolando per la vittoria di cui si intesta la paternità per aver puntato sulla 'tagliolà.

Salvini esulta, Letta attacca

«Sconfitta l'arroganza di Letta e dei 5Stelle», esulta il leader leghista Matteo Salvini, mentre Enrico Letta scandisce «hanno fermato il futuro e riportato l'Italia indietro con i loro inguacchi». «Chi oggi gioisce per questo sabotaggio dovrebbe rendere conto al Paese» sono le parole del presidente M5s Giuseppe Conte, mentre per il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ritiene «vergognoso» che il ddl Zan sia stato «spazzato via, nel segreto dell'urna». Secondo la leader di FdI Giorgia Meloni « i primi ad aver affossato la legge sono i suoi stessi firmatari, Zan in testa» e definisce «patetiche le accuse di Letta, Conte e della sinistra».

La capogruppo di Fi in Senato, Anna Maria Bernini, accusa la Sinistra di voler solo «prevaricare» senza un reale interesse per una trattativa. Nel pomeriggio volano gli stracci anche tra gli alleati: Il «M5s si è fidato dell'esperienza del Pd, questo è il risultato», commenta Alessandra Maiorino (M5s). Tutti contro tutti. Ma Loredana De Petris navigata senatrice di Leu le definisce «Prove generali per il Quirinale», lasciando intendere, ai giornalisti davanti alla buvette, che il problema dei franchi tiratori si ripresenterà molto presto.

I numeri della votazione

Come risulta dai tabulati del Senato sulla votazione a scrutinio segreto della cosiddetta 'tagliola' che ha stoppato l'iter del ddl Zan, i senatori assenti al momento del voto sono stati 32, rispetto al totale di 288 presenti. Di questi ultimi, uno non ha partecipato al voto, pur essendo fisicamente in aula. Riguardo alle assenze, il gruppo più numeroso risulta il Misto a quota 16, rispetto al numero complessivo di 49 senatori, cioè la metà di tutte le assenze. In più mancavano 4 parlamentari del M5s sul totale di 74, 2 della Lega su 64, 3 di Forza Italia su 50 in tutto, 2 del Pd su 38, 4 di Italia viva sul totale di 16 e uno del gruppo delle Autonomie. Unico gruppo presente al completo è quello di Fratelli d'Italia con 21 senatori.

Pier Luigi Bersani, che i 101 di Romano Prodi li ricorda bene, avverte via twitter: «Temo una prova generale per il quarto scrutinio per il Quirinale. È tempo che il campo progressista prenda piena coscienza della situazione». Al di là dei possibili posizionamenti in vista della partita dell'elezione del capo dello Stato, l'affossamento dello Zan al Senato produce anche delle tensioni interne l gruppo Pd Senato. Valeria Fedeli, tra i senatori che nei mesi scorsi spingevano per una modifica del ddl Zan, esce dall'aula chiedendo le dimissioni di chi ha gestito l'iter parlamentare del provvedimento «dalla presidenza del gruppo alla Commissione Giustizia». Poi ritira la richiesta e all'Adnkronos dice però che «va aperta una riflessione seria su tutti i passaggi che ci hanno portato a questa sconfitta». Andrea Marcucci, ex-capogruppo, incalza: «Una strategia fallimentare, bisognerà riflettere».

 

 

Vito lascia incarichi in FI. La Russa: nuova maggioranza

Elio Vito, con una lettera al presidente di Fi Silvio Berlusconi, lascia gli incarichi interni al partito dopo che Forza Italia ha votato al Senato a favore della pregiudiziali sul ddl Zan che hanno bloccato l'iter della proposta di legge. «Per coerenza con le mie convinzioni, che mi portarono a votare a favore della proposta di legge alla Camera, quando pur nella posizione contraria del Gruppo, fu garantita comunque la possibilità di votare secondo coscienza, a malincuore rimetto l'incarico che mi hai affidato». Per il vicepresidente del Senato e senatore di FdI Ignazio La Russa, «c'è una nuova maggioranza in Parlamento, una maggioranza non di sinistra: siamo noi che oggi abbiamo tutelato i diritti e impedito la discriminazione di chi, a sinistra, temeva di venire punito o penalizzato». 

La battaglia nel corso della mattinata

Sul ddl Zan si era capito fin dalle prime battute della discussione in Aula che si sarebbe andati verso il voto segreto. A confermarlo era stata la presidente del Senato, Elisabetta Casellati riferendosi alle richieste di voto a scrutinio segreto presentate da Lega e FdI sul disegno di legge contro l'omotransfobia. «Il presidente ritiene ammissibili le due richieste di votazione segreta in base al regolamento e ai precedenti», aveva detto.

 

 

Zan: non si violi la prassi, è un voto di prassi e non di merito

«Volevo precisare che cos'è esattamente il non passaggio agli articoli e dire al deputato Zan che non si tratta di un voto truffa o peggio ancora una trappola, è un istituto previsto», aveva argomentato il senatore della Lega Roberto Calderoli illustrando la richiesta fatta dalla Lega. Di tutt'altro avviso lo stesso Alessandro Zan, deputato pd ed esponente Lgbt, primo firmatario del disegno di legge che porta il suo nome: è voto procedurale, non si violi la prassi. Questo il senso dell'intervento ai microfoni di Radiouno Rai durante la trasmissione "Radio anch'io".  «Spero che la presidente Casellati non conceda il voto segreto sulla cosiddetta tagliola, perchè se il voto fosse palese non ci sarebbero problemi. Con il sì al voto segreto verrebbe violata una prassi dell'ex presidente Grasso, che su questo tipo di procedura non ha mai concesso il voto segreto, perchè è un voto procedurale non di merito. Faccio un accorato appello a Italia viva perché anche con il voto segreto votino per respingere questa tagliola, che affosserebbe definitivamente la legge. Se oggi la tagliola passa la legge è morta. Noi abbiamo chiesto di ritirarla per discutere e trovare un punto di incontro».

 

Mirabelli (Pd): «Ddl Zan parla di diritti e libertà, non toglie qualcosa a nessuno»

 

Le opposte posizioni in Aula

«Noi di Italia viva continueremo a batterci per tenere il provvedimento in Aula ma ci sono tanti malpancisti in tutti i gruppi: dal M5S al Pd ma anche al contrario nelle destre, bisogna vedere cosa faranno i singoli senatori con il voto segreto. Ci si assume grande responsabilità, speriamo bene». Così Davide Faraone, capogruppo di Italia viva al Senato, ai microfoni di Radio 24. «Noi - aveva ribadito - voteremo il ddl Zan come sempre, peccato per la mancata intesa: siamo molto preoccupati che con il voto segreto la legge sia bocciata, sarebbe un disastro». Di opposto avviso Andrea Ostellari (Lega), presidente della commissione Giustizia: «È inaccettabile che il Pd abbia posto la condizione o togli l'emendamento o noi non parliamo nel merito. È il Pd che dice no a un rinvio, quindi alla possibilità di trovare la sintesi su quei tre punti. La maggioranza di quest'Aula vuole una legge che tuteli tutti, facciamola insieme».

La presa di posizione del Vaticano contro l'ideologia Gender

«Davanti a simili progetti di legge, il comportamento dei fedeli e dei politici cattolici deve adeguarsi al Magistero della Chiesa, che sull'ideologia gender ha espresso 'chiara riprovazione' tramite numerosi interventi di Papa Francesco». Lo afferma la Congregazione per la Dottrina della Fede della Santa Sede in risposta alla richiesta di chiarimenti dottrinali sul ddl Zan pervenuta dall'associazione Pro Vita & Famiglia Onlus, schierata contro l'approvazione del disegno di legge che ha ripreso oggi l'esame al Senato. «Siamo grati alla Santa Sede per la risposta chiara e inequivocabile - afferma in una nota Pro Vita & Famiglia - chiediamo ai politici che si definiscono cattolici a destra e a sinistra di respingere il Ddl Zan e scongiurare il lavaggio del cervello dei bambini che promuove nelle scuole italiane».

Lo scontro con il pentastellato Santangelo

Scontro in Aula tra la presidente del Senato, Elisabetta Casellati e il M5S, dopo il via libera della presidenza al voto segreto sulla tagliola sul ddl Zan. «La smetta», ha detto la Casellati, rivolta al senatore Vincenzo Santangelo del M5S. «Non può fare gesti di questo tipo», ha aggiunto la seconda carica dello Stato. Che prima ha ammonito il pentastellato e poi ha ipotizzato la censura. «Se continua così l'allontano e non la faccio votare», l'avvertimento. Nel frattempo dai banchi del centrodestra è arrivato il coro 'fuori-fuori', rivolto al pentastellato.

 

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