«Così la mafia autoctona ha messo le mani sulla città»

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L'INTERVENTO Cinque anni fa l'inchiesta Don't Touch aveva squarciato il...

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L'INTERVENTO

Cinque anni fa l'inchiesta Don't Touch aveva squarciato il velo degli affari criminali dei clan, dell'omertà e della paura, Alba Pontina aveva poi smantellato il potere della famiglia di Armando Lallà Di Silvio demolendo pezzo dopo pezzo la struttura verticistica del gruppo che era diventato padrone della città. Ora la nuova inchiesta condotta dalla squadra mobile di Latina e coordinata dalla Dda di Roma getta però una nuova luce su alcuni gravi episodi di cronaca avvenuti nel capoluogo, aprendo scenari inediti grazie alle dichiarazioni dei pentiti Renato Pugliese, Agostino Riccardo e, l'ultimo in ordine di tempo, Maurizio Zuppardo. L'operazione Reset tesse un filo che lega alcune vecchie indagini e al contempo svela fatti mai conosciuti e mai denunciati, che chiamano in causa questa volta la famiglia Travali e nuove vittime rimaste fino ad ora in silenzio. «Questa indagine spiega il dirigente della squadra mobile, vicequestore Giuseppe Pontecorvo costituisce l'epilogo di un approfondimento investigativo che stiamo portando avanti sul territorio pontino da diverso tempo sotto il coordinamento della Dda di Roma. Vengo da territori caratterizzati dalla presenza di mafie tradizionali e posso dire che lo stile delle organizzazioni criminali del luogo è lo stesso, pur senza legami con le mafie propriamente dette. Questa sequenza di attività illecite criminali non ha precedenti in Italia. Il nostro sforzo investigativo è di dimostrare l'esistenza di organizzazioni mafiose completamente autoctone». Quello che emerge dalle testimonianze, dalle ricostruzioni e dalla intercettazioni è ancora una volta la capacità intimidatoria, la volontà di appropriarsi del territorio, la spartizione degli affari, le intimidazioni, la presenza di armi per dominare, intimorire e fare guerra agli avversari. Questa volta però l'associazione a delinquere è capeggiata dai Travali, «un gruppo chiarisce il vicequestore Pontecorvo che dopo l'operazione Caronte ha monopolizzato il traffico di stupefacenti utilizzando veri e propri narcotrafficanti, come Gianluca Ciprian, in grado di muovere milioni di euro». Dopo i Di Silvio, Angelo e Salvatore Travali hanno guadagnato spazi completamente autonomi «al punto da far intendere di essere pronti a fare guerra ai Di Silvio». Si sono assicurati i fornitori di cocaina, hashish e marijuana, hanno annientato gli avversari appropriandosi delle piazze di spaccio e gestito le estorsioni facendo leva sul nome e la forza del clan. «Un'impresa familiare di cui Angelo aveva assunto le redini aggiunge Pontecorvo - attraverso personaggi che monopolizzato le piazze di spaccio e che erano abituali frequentatori anche della zona dei pub di Latina».

La.Pe.
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Il Messaggero