Nell'epoca inquieta di Shakespeare, al Globe servivano ostriche

Anche gli oggetti hanno un'anima - secondo un'antica credenza giapponese - e il loro spirito può svelare un mondo. A Neil McGregor, ex direttore della National Gallery e del British Museum di Londra, basta indicare un reperto elisabettiano per evocare un'epoca. Il mondo inquieto di Shakespeare, appena pubblicato da Adelphi, racconta con molte illustrazioni e citazioni dalle opere del Bardo la vita quotidiana di un tempo, per molti versi, irripetibile.

Si parte dalla medaglia che celebra la circumnavigazione della Terra, compiuta per la prima volta da sir Francis Drake. Quando avvenne, nel 1580, Shakespeare aveva soltanto sedici anni; ma fu un evento che lo segnò totalmente; paragonabile soltanto - ai nostri tempi - allo sbarco sulla Luna. Nel Sogno di una notte di mezza estate, il folletto Puck si vanta con Oberon, il re delle fate, di poter fare il giro del mondo in poco più di mezz'ora. E quando l'attore parlava di Globo, a tutti era chiaro che si riferisse allo stesso omonimo teatro esposto alle intemperie in cui la compagnia rappresentava i propri drammi.

È una rara forchettina da dessert, invece, rinvenuta negli scavi dove una volta sorgeva il Rose Theatre, a evocare una società in cui si desinava durante le tragedie, così come ai combattimenti di tori o di cani. Le ostriche erano un cibo comune ed economico: le ragazze che le vendevano per le strade di Londra erano figure familiari ai tempi di Shakespeare. Le bevande erano costituite per lo più da birra e altre bevande fermentate; così chi si trovava in piedi per assistere a Re Lear, si lamentava molto per il rumore di una bottiglia stappata, così come oggi può dare fastidio, al cinema, il fruscio di un sacchetto di patatine. I ricchi si portavano, ovviamente, il cibo da casa; e potevano assistere alla commedia da una postazione privilegiata. E poiché erano veramente dei tipi originali, si portavano perfino le posate.

Una serie di spadini e pugnali d'epoca ci ricordano invece quanto le strade di Londra potessero essere pericolose. «Al tempo di Shakespeare - scrive MacGregor - capitava di assistere a un duello recitato sul palcoscenico e un attimo dopo, appena usciti da teatro, di rimanere immischiati in un duello vero». Romeo e Giulietta si ricorda solitamente per le pene d'amore e la romantica scena al balcone, ma - in realtà - altrettanto spazio viene riservato nella tragedia a «bande di figli di papà che si infilzano a vicenda». Per essere alla moda, bisognava assolutamente girare armati; ed è proprio Shakespeare a coniare la parola blade, lama, per indicare un giovane à la page.
Un berretto di lana giunto intatto ai nostri giorni ci ricorda invece le rigide strutture di controllo sociale: tra il 1571 e il 1597 una legge del Parlamento ne imponeva l'uso a tutti i maschi oltre i sei anni che non fossero nobili o gentiluomini; e uno zio del Bardo, Henry, fu multato proprio per questa ragione. Ofelia descrive Amleto «col giustacuore tutto slacciato, la testa scoperta», ed è proprio dall'assenza di copricapo che tutti si convincono che sia pazzo o quantomeno molto disturbato.

Altri oggetti ci avvicinano ai più stretti collaboratori della Regina. Uno specchio magico di ossidiana faceva parte della collezione del più celebre occultista del tempo, John Dee, che lo utilizzava per evocare i suoi angeli favoriti. Dee era una matematico molto considerato, dall'èlite culturale dell'epoca; un tipo che considerava possibile imbrigliare il potere di uno spirito invisibile, come la forza del vento per le vele di un brigantino. Elisabetta lo prendeva molto sul serio e lo convocava spesso a corte, per decidere quale fosse la data più favorevole per indire un evento importante. Questo mago celebre e controverso ispirò, com'è ovvio, tanti personaggi da palcoscenico: il dottor Faust di Christopher Marlowe, ma anche lo stesso Prospero de La tempesta shakespeariana. Sul palco del Globe non si potevano concepire molti sortilegi teatrali, ma ai Blackfriars - dove il Bardo disponeva di uno spazio coperto - si potevano creare giochi di luce adatti a inscenare naufragi in mare oppure banchetti sontuosi, che svanivano in un lampo. Prospero, in fondo, è un personaggio positivo, che decide, alla fine del dramma, di «rinnegare questa rozza scienza». I ciarlatani non piacciono mai a nessuno.

In margine a un quadro che ritrae Elisabetta e la dinastia dei Tudor si legge invece una dedica all'uomo che riuscì a sventare i complotti di chi voleva uccidere la sovrana. Si tratta di sir Francis Walsingham, potente capo dei servizi segreti di Sua Maestà, che aveva appeso quel quadro proprio alle spalle dello scrittoio da cui gestiva la sua rete di spie. Fu lui a scoprire le trame ordite da un banchiere italiano, Roberto Ridolfi, e dal duca di Norfolk: volevano deporre la regina con l'aiuto della Spagna, allo scopo di ripristinare la religione cattolica. La minaccia ispanica si palesò con l'invio della cosiddetta Invincibile Armata, che fu respinta senza indugio nel canale della Manica dalle veloci navi da guerra britanniche. Fu un disastro per gli Asburgo, ma che scongiurò la minaccia dell'Inquisizione e permise il fiorire di una vera età dell'oro nelle isole britanniche.

Leggi l'articolo completo su Il Messaggero
Outbrain
Fico: «Il mio mandato finisce qui M5S-Dem, dialogo avviato» Video Di Maio: contratto o si torna al voto Pd: passi avanti, decide la direzione
Napoli, arrestato sospetto jihadista Voleva lanciarsi in auto sulla folla
La radicalizzazione di Alagie nel campo libico di Sabratha L'anteprima sul Messaggero Digital
«Avicii si è suicidato», per alcuni familiari non reggeva più la pressione Verità dall'autopsia
Pamplona, stupro di gruppo: lievi condanne, a migliaia protestano nelle strade «Vergogna»