Roma, sfiduciata la mini-sindaca M5S del III municipio: «Ma sarà commissaria»

Sfiduciata la presidente del III municipio Roberta Capoccioni. Dopo un consiglio fiume di oltre sette ore, pieno di tensioni e con tanti big della politica romana tra gli spettatori, la maggioranza del parlamentino ha votato la mozione di sfiducia alla mini-sindaca del M5S, Capoccioni, fedelissima della candidata governatrice Roberta Lombardi. Che però in chiusura ha spiegato: «Loro vanno a casa, noi restiamo qui dentro: sarò la delegata della sindaca Virginia Raggi fino alle prossime elezioni». E dal Campidoglio confermano: ci sarà continuità amministrativa.
Anche se di fatto da oggi non avranno più poteri né il consiglio né la giunta, che sono decaduti, così come la mini-sindaca. Raggi nominerà una delegata che sarà però Capoccioni. Una soluzione amministrativa inedita.


Tra i presenti nel pubblico esponenti del Pd come Marco Miccoli e Lorenza Bonaccorsi, ma anche molti rappresentanti del M5S come Marcello De Vito e Giuliana Di Pillo.

I cori intonati dai simpatizzanti del Movimento sono «vergogna» e «traditori» all'indirizzo dei quattro consiglieri che hanno lasciato il gruppo municipale M5S, facendo perdere ai pentastellati la maggioranza numerica, mentre dall'ala del PD rispondono richiedendo in coro le «dimissioni» della Capoccioni e le «elezioni».

Il nome della minisindaca è stato invece scandito come esortazione dai grillini. Fuori dall'aula in piazza Sempione c'è una camionetta della polizia, mentre all'interno prima dell'inizio della seduta sono arrivati i vigili. Anche nell'VIII municipio a seguito di una crisi si è dimesso mesi scorsi il presidente in quota M5S. 

L'ex consigliera del M5S Francesca Burri illustrando la mozione di sfiducia ha elencato «tutte le cose non fatte in questo territorio. Io non ho mai detto che la presidente non avesse lavorato. A lei è mancata un po' di politica: se fosse stata un po' più aperta, prima ancora dell'opposizione con suoi consiglieri, questo non sarebbe avvenuto. C'è chi parla di 'traditorì, anche noi ci siamo sentiti traditi. Il modus operandi del M5S in questo municipio è stato tribale» con «sante inquisizioni nei miei confronti. Oggi non ci sono vincitori o vinti, ma sconfitti».


La presidente Roberta Capoccioni nella replica si è detta «molto emozionata perché oggi vedo tanti cittadini che mi sono sempre stati a fianco. Oggi siamo qui per la mozione di sfiducia», ha spiegato parlando dell'«infondatezza delle accuse fatte. In un anno e mezzo questa maggioranza ha realizzato molte più cose che altri partiti in 5 anni.
Noi non siamo qui per il territorio ma per fare campagna elettorale - ha sostenuto Capoccioni -. Questo è il motivo per cui questo municipio viene a cadere: per colpire la candidata alla Regione Lombardi a me vicinissima. Io non ho perduto la maggioranza, non l'ho mai avuta».

Tra attacchi personali e polemiche politiche il consiglio è stato scandito da urla e rumorosi cori dal pubblico, applausi o espressioni di disapprovazione per la maggioranza e la presidente o per i consiglieri di opposizione.  Dopo il crollo dell'VIII municipio, Garbatella, dello scorso aprile, adesso tocca a quello di Montesacro.
Alla fine il verdetto non ha lasciato spazio a dubbi: la sfiducia è stata votata da 13 voti favorevoli contro 12 contrari.  

Il 3 giugno dovrebbero esserci le elezioni nel III e nell'VIII municipio. Attacca Matteo Orfini, presidente nazionale del Pd ed ex commissario romano dei dem: «E cade un altro municipio, ennesima dimostrazione dell'incapacità del m5s. Oltre le offese e la propaganda, il nulla».

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