Peugeot 3008 DKR sviluppata per il bis, in quattro con un solo obiettivo: la riconferma

Una Peugeot 3008 DKR prima del via
BUENOS AIRES – Schierate per vincere. Le quattro auto più una (quella affidata a Romain Dumas, campione del mondo in carica del WEC) di Peugeot sono in gara con un...

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BUENOS AIRES – Schierate per vincere. Le quattro auto più una (quella affidata a Romain Dumas, campione del mondo in carica del WEC) di Peugeot sono in gara con un solo obiettivo: confermare il successo della Dakar 2016, che per Stéphan Peterhansel è anche stato il dodicesimo personale (il sesto a quattro ruote dopo i sei a due ruote). La nuova 3008 DKR (che sostituisce la 2008 DKR) è stata sviluppata per restare davanti, se non sempre, almeno alla fine.

 

La potenza del motore a gasolio twin turbo da 3.0 litri è stata ridotta di 20 cavalli e portata a “soli” 340 (ma la coppia è di 800 Nm), mentre il serbatoio assicura una capacità di 400 litri. Una scelta obbligata anche quella della riduzione del diametro della flangia di strozzatura dell’aria (da 39 a 38 millimetri) come previsto dal regolamento FIA per le vetture diesel a due ruote motrici. Con i suoi 4,31 metri di lunghezza, la 3008 DKR è l'unica tra le auto ufficiali in gara a disporre della trazione posteriore.


Il peso potrebbe essere uno dei fattori determinanti e malgrado il numero uno della scuderia del Leone, Bruno Famin, non si sia “sbottonato”, gli esperti ipotizzano una differenza fino a 400 chilogrammi (naturalmente in meno) rispetto alle rivali 4x4, vale a dire 1.600 chilogrammi anziché due tonnellate. La novità di quest'anno è l'adozione dell'impianto di climatizzazione, un “accessorio” non esattamente superfluo quando le temperature (in particolare nella seconda settimana di gara) possono raggiungere tranquillamente i 40°, fino a 60° nell'abitacolo.


Oltre ai campioni carica, Peterhansel assieme a Jean-Paul Cottret (103 anni in due), Peugeot ha iscritto anche gli spagnoli Carlos Sainz e Lucas Cruz (entrambi con un successo all'attivo), l'equipaggio interamente transalpino composto da Cyril Despres (5 vittorie in moto, l'ultima nel 2013) e David Castera e, naturalmente, la leggenda vivente del rally, Sébastien Loeb con Daniel Elena (i più giovani del gruppo: 42 e 44 anni). Al suo debutto, Loeb si era comportato benissimo mantenendo la leadership del raid fino a quando un cappottamento nel corso dell'ottava tappa gli aveva precluso qualsiasi chance di vittoria. Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero