La Nato: «Cresce la minaccia da attività militari della Russia». Draghi: «L’Alleanza più potente della storia»

Arriva il documento finale del vertice Nato. Le attività della Russia «minacciano sempre di più la sicurezza della regione Euro Atlantica e contribuiscono all'instabilità lungo i confini della Nato e oltre», si denuncia nel comunicato finale del vertice dell'Alleanza atlantica che si è tenuto oggi a Bruxelles in cui si citano esplicitamente «il rafforzamento militare crescente multisettoriale, una postura più assertiva, nuove capacità militari e attività provocatorie, incluso vicino ai confini della Nato, esercitazioni su vasta scala senza preavviso, il continuo rafforzamento delle forze in Crimea, il dispiegamento di missili moderni a capacità duale a Kaliningrad, l'intergrazione militare con la Bielorussia, le ripetute violazioni dello spazio aereo della Nato». Per questo la Nato ribadisce la posizione adottata nel 2014: «apertura al dialogo politico» con Mosca ma sospensione di tutte le attività di cooperazione civile e militare. «Fino a che la Russia non dimostra di rispettare il diritto internazionale e i suoi impegni e responsabilità internazionali, non ci può essere un ritorno al 'business as usual'».

E «oltre alle sue attività militari, la Russia ha anche intensificato le sue azioni ibride contro gli alleati e partner della Nato, anche attraverso proxies», si aggiunge nel comunicato finale del vertice. Questo significa «tentativi di interferenza nelle elezioni e nei processi democratici dei Paesi alleati, pressioni e intimidazioni politiche ed economiche, campagne di vasta disinformazione, attività informatiche maligne, e chiudere un occhio di fronte ai cybercriminali che operano dal suo territorio, inclusi quelli che colpiscono infrastrutture critiche in Paesi Nato», precisa il comunicato in cui si citano anche gli attacchi in cui sono morte persone e hanno provocato danni materiali (il riferimento è l'esplosione di un deposito di armi nella Repubblica Ceca, ndr). «La Nato continuerà a rafforzare la sua postura di deterrenza e difesa, inclusa una presenza avanzata nell'est dell'Alleanza», si precisa accusando anche la Russia di «espandere le due capacità nucleari perseguendo armi nuove e destabilizzanti e una gamma variegata di sistemi duali».

Nel mondo «le condizioni di sicurezza sono ancora in rapida evoluzione. Tuttavia, una cosa rimane la stessa: la centralità dell'Alleanza più potente e vincente della storia», la Nato. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi, intervenendo durante il summit dell'Alleanza Atlantica a Bruxelles.

«Voglio che l'Europa sappia che gli Stati Uniti ci sono». Così il presidente Usa Joe Biden nel suo bilaterare con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg che ha pronunciato parole molto simili: «Una Nato forte è un bene per l'Europa e per l'America». É chiaro ormai da giorni che per Biden è necessario il rilancio dell'alleanza atlantica: «Lo chiarisco: la Nato è di importanza fondamentale per gli interessi degli Usa. Se non ci fosse, bisognerebbe inventarla, perché consente all'America di condurre le sue attività nel mondo in un modo che altrimenti» non sarebbe possibile. Così come per il premier italiano Mario Draghi che ha partecipato al G7 che si è tenuto in Cornovaglia (Usa, Canada, Regno Unito, Giappone, Italia, Francia e Germania) preme sottolineare l'importanza dei valori democratici dell’Occidente e su questi impostare le linee guida della politica estera italiana contro i regimi che calpestano i valori liberali e i diritti delle persone.

Nel mirino rimangono Russia e Cina«Negli ultimi due anni c'è stato il crescente riconoscimento del fatto che abbiamo nuove sfide davanti a noi. C'è la Russia, che non sta agendo in modo coerente con quanto avevamo sperato, come pure la Cina». Biden ha poi lodato l'articolo 5, definendolo un «sacro obbligo» e si è congratulato con Stoltenberg per la sua leadership. Sulla Russia il segretario della Nato Jens Stoltenberg ha detto che i rapporti sono ai minimi termini. I rapporti «sono ai minimi dalla fine della Guerra Fredda». Da parte di Mosca, continua, «vediamo azioni aggressive nei confronti dei vicini, ma anche attacchi informatici e avvelenamenti. È una cosa che ha portato al deterioramento delle relazioni» bilaterali. «Mi compiaccio» del fatto che il presidente Usa Joe Biden «incontrerà il presidente Vladimir Putin», dato che «il dialogo non è un segno di debolezza, ma di forza». Nella Nato «siamo uniti, questo è il messaggio più importante, e la Russia non riuscirà a dividerci», conclude.

Vladimir Putin si è detto aperto alla possibilità di uno scambio di prigionieri tra la Russia e gli Usa nel corso di un'intervista diffusa oggi dalla Nbc, a due giorni dal suo primo faccia a faccia con Joe Biden a Ginevra. «Sì, sì, certo», ha risposto il leader del Cremlino al suo intervistatore su un possibile scambio tra i due americani detenuti in Russia, Paul Whelan e Trevor Reed, e alcuni russi in carcere negli Stati Uniti. Vladimir Putin bolla anche come «ridicole» la accuse americane secondo le quali hacker russi o il governo di Mosca sarebbero dietro ai cyberattacchi negli Stati Uniti. «Siamo stati accusati di molte cose. Dalle interferenze sulle elezioni ai cyberattacchi e mai è stata prodotta una prova che lo dimostrasse. Si tratta di accuse infondate», dice Putin a Nbc.

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Cosa dice l'articolo 5? È una parte importante del Trattato, è quella che prevede di fatto una clausola di mutua difesa e assistenza militare tra i membri della Nato. Ecco cosa dice l'articolo 5 del Trattato atlantico: «Le Parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse, in Europa o nell'America settentrionale, costituirà un attacco verso tutte, e di conseguenza convengono che se tale attacco dovesse verificarsi, ognuna di esse, nell'esercizio del diritto di legittima difesa individuale o collettiva riconosciuto dall'art.51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate, intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l'azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l'impiego della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell'Atlantico settentrionale».

 

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