Migranti, Macron: in Italia nessuna crisi migratoria. Salvini: arrogante, apra i porti

Nessuno, né Giuseppe Conte, né Angela Merkel, né tantomeno Emmanuel Macron si aspettano buone notizie dal mini-vertice di oggi a Bruxelles sui migranti. Sono talmente forti e profonde le divisioni, feroci gli egoismi, che un'intesa appare impossibile. Tant'è, che anche il Consiglio europeo di giovedì e venerdì rischia di concludersi con un nulla di fatto. Con il rischio che la cancelliera tedesca, stretta d'assedio dall'alleato bavarese Horst Seehofer, paghi in prima persona il fallimento. «E' il tempo della fine», ha sparato Der Spiegel in copertina. 

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LE FRIZIONI
La prova di quanto sia difficile un'intesa, mentre le navi delle Ong con i superstiti sfuggiti ai naufragi diventano oggetto di un braccio di ferro tra Italia, Francia, Spagna, Malta, è il nuovo scontro tra Macron e i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il presidente francese, incontrando il capo del governo spagnolo Pedro Sanchez, lancia tre proposte e nega che l'Italia stia affrontando una crisi migratoria: «Chi lo dice, dice bugie. Bisogna essere chiari e guardare le cifre, gli sbarchi sono calati dell'80% in un anno. Il problema, piuttosto, è la crisi politica innescata dagli estremisti che giocano con le paure». «Lebbra», aveva definito Macron i populisti appena quattro giorni fa. E ieri Sanchez si è schierato con la Francia, affermando: «Italia egoista».

LE PROPOSTE
Ed ecco le tre proposte servite da Parigi e Madrid al tavolo della trattativa. La prima: «Vanno creati centri chiusi nei Paesi di sbarco dei migranti, con gestione e fondi europei. Come europei dovranno essere i rimpatri di chi non ha diritto all'asilo politico». La seconda: «Confermare le regole per gli sbarchi umanitari che devono avvenire nel porto più sicuro e vicino». La terza: «Introdurre sanzioni finanziarie per gli Stati che rifiutino di accogliere la loro quota di rifugiati. Perché non ci possono essere Paesi che beneficiano massicciamente della solidarietà europea e poi rivendicano il loro egoismo nazionale quando di tratta di migranti». Chiaro il riferimento a Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, i Paesi di Visegrad.

LA REAZIONE ITALIANA
A parte l'idea delle sanzioni, già avanzata in mesi precedenti da Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, le prime due proposte sono per l'Italia «una provocazione». «Perché», spiegano a palazzo Chigi, «trasformerebbero il nostro Paese in un grande campo profughi». Dura la reazione di Salvini: «L'arrogante Macron la smetta con gli insulti e dimostri generosità nei fatti aprendo i porti francesi. Non c'è crisi migratoria in Italia? E cosa sono 650mila sbarchi in 4 anni e 5 miliardi di spese per assistere i migranti?». Di Maio è sulla stessa linea: «Macron vive fuori dalla realtà. E non proponga centri nei Paesi di primo sbarco perché vorrebbe dire: Italia pensaci tu. Non esiste e non arretreremo».

IL VIAGGIO DI CONTE
Insomma, il governo italiano si presenta oggi a Bruxelles con l'elmetto. Il premier Giuseppe Conte, cui Salvini ha promesso «mani libere» («ha il mandato di dire sì, no, di partecipare al summit o di andarsene»), al contrario dei leader di Lega e 5Stelle ieri ha preferito tacere. Un silenzio prudente che però, fanno sapere da palazzo Chigi, non indica una visione differente dai due vicepremier.

Al mini-vertice Conte dovrà misurarsi su due nodi cruciali: quello degli hotspot in Italia (i centri chiusi) o nei Paesi di origine e transito e quello dei movimenti secondari di migranti. Sul primo, come si è visto, lo scontro tra Italia e Francia è totale. Con la Germania la battaglia invece sarà sui respingimenti verso i Paesi di primo approdo dei migranti fuggiti a Nord: Seehofer, che è anche ministro degli Esteri, è pronto a farli scattare, la Merkel frena. Ma rischia il posto.

Conte metterà sul tavolo la sua proposta, dall'impegno finanziario Ue per il Trust Fund Africa al rafforzamento delle frontiere esterne, fino agli hotspot in Africa. Ma è sul breve periodo che lo scontro si consumerà, con Roma pronta a ribadire la linea durissima di queste ore.

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