Soldi ai Di Silvio per ottenere i voti, processo a Del Prete e Forzan

Raffaele Del Prete
E' partita dall'inchiesta Touchdown dell'ottobre 2015 che coinvolse l'amministrazione comunale di Cisterna e la Provincia l'indagine sul voto di scambio che ha...

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E' partita dall'inchiesta Touchdown dell'ottobre 2015 che coinvolse l'amministrazione comunale di Cisterna e la Provincia l'indagine sul voto di scambio che ha coinvolto l'imprenditore del settore dei rifiuti Raffaele Del Prete e Emanuele Forzan, responsabile della lista Noi con Salvini nelle elezioni comunali del 2016 a Latina ed ex collaboratore del gruppo consiliare della Lega alla Regione, entrambi arrestati a luglio dello scorso anno.

Ieri davanti al Tribunale presieduto da Francesco Valentini il luogotenente dei carabinieri del Reparto di Aprilia ha ricostruito le fasi delle indagini coordinata dalla Dda di Roma: secondo gli investigatori l'imprenditore Del Prete avrebbe pagato 45mila euro ad alcuni membri del gruppo Di Silvio per assicurare almeno duecento voti al capolista della lista Noi con Salvini nei quartieri di influenza del clan: l'imprenditore puntava ad ottenere in caso di vittoria della formazione politica l'appalto per la gestione del settore rifiuti. Il militare si è soffermato in particolare sui primi passi dell'indagine partita seguendo l'allora assessore all'ambiente di Cisterna Muzzupappa e il consigliere comunale Frezza oltre che lo stesso Del Prete e ha ricostruito i contatti telefonici tra l'imprenditore, Forzan e tre diverse utenze telefoniche tutte intestate alla moglie di Agostino Riccardo all'epoca componente del clan Di Silvio ma tutte in uso a lui.

A queste si aggiungono una serie di intercettazioni ambientali in alcune delle quali si sente in sottofondo anche la voce dell'eurodeputato leghista Matteo Adinolfi, che nel 2016 era candidato alle amministrative del capoluogo e venne poi eletto. E poi emergono contatti anche con Francesco Zicchieri, all'epoca consigliere comunale a Terracina. Si torna in aula il 4 novembre per proseguire con i testi dell'accusa.

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Il Messaggero