Mafia, la Cupola torna al passato: 7 arresti, anche il nipote di Michele Greco

Davanti a un tavolo imbandito di dolci, il 29 maggio scorso, i vertici della mafia palermitana decisero di tornare al passato, il passato delle regole, dell'ordine, del rispetto di ruoli e gerarchie. Il passato della Cupola, l'unica struttura di Cosa nostra deputata a nominare i capi e a dirimere le controversie nate tra i clan che aveva smesso di riunirsi ormai dalla cattura del capo dei capi, Totò Riina

Mafia, decapitata la nuova Cupola: tra i 46 arresti anche Settimo Mineo
 

Un ritorno all'antico voluto paradossalmente da un giovanissimo padrino: Leandro Greco, nipote del papà di Cosa nostra, il capomafia di Ciaculli che, da dietro le sbarre dell'Ucciardone, augurò minaccioso la serenità ai giudici che stavano per decidere le sorti del maxi processo. Leandro Greco, classe '90, capomandamento è diventato a 23 anni: un record assoluto per Cosa nostra che si spiega col cognome illustre del rampollo e con la sua autorevolezza. Greco, che si faceva chiamare Michele come il nonno, è stato fermato oggi insieme ad altre 6 persone accusate di mafia ed estorsione. È il secondo capitolo dell'inchiesta sulla ricostituzione della Commissione provinciale che a dicembre scorso ha portato in carcere 47 tra boss, gregari ed estortori. A scriverlo sono stati i magistrati della Dda di Palermo, i carabinieri e la polizia con l'aiuto di due nuovi pentiti: Francesco Colletti, capomafia di Villabate, e Filippo Bisconti, boss di Misilmeri che a meno di un mese dall'arresto hanno saltato il fosso confermando i sospetti sulla rinata Commissione e dando agli inquirenti i nomi dei due padrini sfuggiti alla prima inchiesta. 
 
I due pentiti hanno indicato in Greco, capomandamento di Ciaculli, e in Calogero Lo Piccolo, figlio del boss ergastolano di San Lorenzo Salvatore, gli altri boss deputati a sedere in Commissione completando così il puzzle della struttura della nuova Cupola. Gli altri componenti, già fermati a dicembre, sarebbero Settimo Mineo della famiglia di Pagliarelli e Gregorio di Giovanni, boss di Portanuova. «Dovevamo fare successivamente una riunione ogni due mesi, un mese sì e un mese no - racconta Colletti ai pm parlando di una sorta di calendario dei summit - innanzitutto per conoscerci tutti quanti». «Michele Greco prendeva spesso parola dicendo che dobbiamo fare le cose serie, dobbiamo organizzarci in modo che solo noi che ci riuniamo e ci riuniremo dobbiamo sapere le cose. Queste erano le regole principali se qualcuno fa una cosa senza l'autorizzazione del suo capo mandamento può essere messo fuori», racconta il pentito. Greco, descritto come un ragazzino col cervello di un vecchio («è molto giovane ma il cervello ce l'ha», dice il pentito) presto avrebbe tentato di affermare l'egemonia dei clan palermitani a discapito delle famiglie dei paesi tentando di imporre una visione palermocentrica, spiegano i pm, che non sarebbe piaciuta né a Colletti né a Bisconti.

Questi a una riunione non si sarebbe neppure presentato. Nel provvedimento di fermo i magistrati parlano delle ambizioni espansionistiche manifestate da Greco che avrebbe cercato di imporsi come «supervisore» dei mandamenti di provincia. Un atteggiamento che neppure il boss Gregorio Di Giovanni, parente del giovane rampollo, sarebbe riuscito a giustificare. L'inchiesta, oltre a confermare le dinamiche della nuova Commissione, ha svelato alcune estorsioni e il tentativo di uno degli arrestati di imporsi come unico rivenditore di pesce nei ristoranti di Mondello, frazione balneare di Palermo. Anche il taglieggiatore è finito in manette oggi. I boss, dicono gli inquirenti, saputo del pentimento di Colletti avevano le valigie pronte per la fuga.

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