Liliana Resinovich, il marito: «Non si è uccisa. Che idea mi sono fatto? Chiedete al suo amico speciale»

Sebastiano Visintin: «Un dolore la riesumazione. Avevamo dei progetti e un viaggio già prenotato in Brasile. La sogno ancora»

Liliana Resinovich, il marito: «Non si è uccisa. Che idea mi sono fatto? Chiedete al suo amico speciale»
Una storia d’amore lunga trent’anni, la passione comune per le escursioni in bicicletta, una vita condivisa. «Facevamo sempre tutto insieme, la nostra era...

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Una storia d’amore lunga trent’anni, la passione comune per le escursioni in bicicletta, una vita condivisa. «Facevamo sempre tutto insieme, la nostra era un’esistenza semplice, senza grandi problemi», racconta Sebastiano Visintin. «La mattina del 14 dicembre 2021 mi ha salutato dalla finestra, tranquilla e sorridente come sempre. Era una nostra abitudine. È stata l’ultima volta, non l’ho più rivista».

Liliana Resinovich, 63 anni, è stata trovata morta ventuno giorni dopo in un parco vicino a casa, a Trieste, la testa stretta in due sacchetti di plastica e il corpo infilato in un paio di sacchi neri. Per Visintin Liliana non aveva nessun motivo per uccidersi, come invece ha concluso la Procura. Il gip ha respinto la richiesta di archiviazione e si indaga per omicidio. A quasi due anni dalla scomparsa della donna non ci sono indagati, ma una mole di accertamenti tecnici, approfondimenti sul corpo, alibi scandagliati, la sua amicizia con l’ex maratoneta ottantatreenne Claudio Sterpin (che ha sostenuto di essere l’amante) e il solito chiacchiericcio in città.

Al centro dell’attenzione c’era lei, Visintin. Come l’ha presa?

«Ho fatto vent’anni il lavoro di reporter, so come funzionano queste cose. Io me l’aspettavo, ho un po’ lasciato fare, ciò che mi interessa è quello che pensano gli inquirenti».

Ora la svolta potrebbe arrivare dalla riesumazione del corpo di Liliana.

«Si ipotizza da tempo e all’inizio ero contrario, perché non mi sembrava giusto disseppellirla. Per me era importante lasciarla riposare in pace. Adesso però dico: se questo può essere utile a fornire risposte, accetto anche la riesumazione».

Ma lei che idea si è fatto della morte di Liliana?

«Per me l’unica persona che sa qualcosa di quello che può essere successo è quel suo amico particolare, Sterpin. Il giorno prima della scomparsa hanno parlato al telefono per sedici minuti. Forse Liliana è finita in una situazione più grande di lei. Noi eravamo lupi solitari, avevamo una cerchia di amicizie ristretta, stavamo molto per conto nostro. Escludo l’idea che si sia suicidata, perché detestava ogni forma di violenza, quando camminava e vedeva una formica si spostava per non schiacciarla. Amava gli animali, la vita, se stessa. Soprattutto non era nello stato d’animo per compiere un gesto del genere. Avevamo progettato una vacanza in Brasile per andare a trovare degli amici, era già tutto organizzato con l’agenzia. Una persona che ha in animo di uccidersi non pensa certo a un viaggio».

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Cosa ricorda di quel 14 dicembre?

«Come tutti i martedì mattina ero impegnato in giro per la città a riconsegnare i coltelli che affilo per i negozianti. Sono uscito da casa un po’ prima delle otto, ho salutato Liliana e lei mi ha fatto un cenno dalla finestra. Verso mezzogiorno sono andato a fare una pedalata nei boschi e ho fatto anche delle riprese con la telecamera go-pro. Quindi sono tornato a casa, ho pranzato e ho riportato la bicicletta in magazzino. Non mi sono preoccupato per l’assenza di Liliana, aveva sempre diversi impegni. Poi i vicini le hanno mandato un messaggio sul cellulare, il suo silenzio li ha allarmati e con uno stratagemma sono entrati nel nostro appartamento, per controllare».

Va spesso al cimitero da Liliana?

«In verità sulla sua tomba vado pochissime volte, non mi interessa che la gente mi veda e commenti: “È sempre al cimitero, ci teneva a lei”. Il ricordo è un mio mondo interno, Liliana è nel mio cuore, in ogni momento, la sogno tutte le notti. Mi manca tantissimo, a casa ogni dettaglio è rimasto intatto come era prima della sua scomparsa. Non ho buttato niente, nulla è stato spostato. I suoi vestiti, le maglie, le sciarpe ancora nel cassetto. Quando cambio le lenzuola rimetto sempre a posto il suo cuscino, sistemo i suoi orsetti, il pigiama e le calze che si infilava per dormire. Lei è sempre vicino a me».

Sergio Resinovich ritiene la morte della sorella un omicidio. In che rapporti siete?

«Con il fratello di Liliana c’è sempre stata molta distanza. Non c’erano rapporti prima della morte, né ci sono stati dopo».
 

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