Roma, infermiere abusa di una disabile: «Tradito dalle foto sullo smartphone»

Roma, infermiere abusa di una disabile: «Tradito dalle foto sullo smartphone»
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Abbracci, cuoricini e cortesie. Era il primo, e voleva essere l'unico, ad accompagnarla nelle passeggiate fuori dalla casa di cura. Ad aiutarla nei momenti di crisi. Fino a diventarne il protettore, un angelo custode, non un infermiere qualsiasi della struttura. Al papà di una diciannovenne appena scampata a un suicidio, ricoverata in una comunità terapeutica al Laurentino, è bastato sbirciare nello smartphone della figlia per capire che un uomo ne abusava, proponendole per di più foto squallide.


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Ha poi scoperto che quell'uomo era l'addetto alla cura della figlia, un infermiere sulla soglia dei sessant'anni. L'uomo, subito denunciato, dovrà ora chiarire davanti ai giudici le intimità con la ragazza, molto fragile a livello psicologico, e le foto hard inviatele assieme a sms ammaliatori. Nella richiesta di rinvio a giudizio, il procuratore aggiunto Maria Monteleone, il magistrato a capo del pool antiviolenza della Procura, ha contestato al sessantenne «la violenza sessuale aggravata, esercitata da un incaricato di pubblico servizio all'interno di una comunità e ai danni di una ragazza affetta da disturbi psichiatrici fin da bambina».

Per Mauro M., l'infermiere imputato, i suoi non erano abusi, ma il frutto di una relazione segreta. «Lei mi voleva bene - si è giustificato con gli inquirenti - Aveva bisogno di affetto». Nella comunità terapeutica Il Ponte e l'Albero certe attenzioni, andate avanti per mesi, erano sfuggite. L'infermiere preferiva lasciarsi andare agli incontri per lo più in macchina, o in occasione di uscite per attività da svolgere all'esterno ma anche nelle sale mediche del centro.


La ragazza era stata ricoverata nella struttura accreditata col locale Dipartimento di Salute Mentale - risultata estranea alla vicenda - nel 2014, con la diagnosi di «psicosi delirante» e un quadro clinico «caratterizzato da pensieri di tipo paranoico». Quando il papà, a fine 2015, ha scoperto il segreto, la ragazza ha pianto. Per l'accusa, l'uomo avrebbe destinato agli abusi ogni momento programmato dalla struttura per il reintegro della paziente. Il padre della giovane, assistito dall'avvocato Maurizio Sangermano, ha deciso di costituirsi parte civile. Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero