Rieti, l'eterno bomber Ometto mette la sua esperienza al servizio del Micioccoli: «Qui sto bene, mi diverto ancora»

RIETI - Ventiquattro anni trascorsi sui campi da calcio e ancora tanta voglia di stupire. Questa è la storia di Fabrizio Ometto, 41 anni, centravanti che, da gennaio, milita tra le file della formazione reatina del Micioccoli. Tanti anni trascorsi a rincorrere il pallone, a fare gol e dare esempio a molti ragazzi.
 
Lei è da ben 24 anni che calca i campi di calcio di Rieti e provincia. Può dirci, nel dettaglio, quali sono le esperienze che ricorda con piacere?
 «Ho cominciato a giocare a calcio a 17 anni, giocando con il Rieti. Ricordo che giocavamo in serie D. Rimasi lì per 3 o 4 anni e fui allenato dal mister Mozzini. Successivamente, ho trascorso 5 anni nella formazione del Centro Italia, giocando due anni in Promozione ed altri 2 o 3 in Eccellenza. Passai, dopo, a Poggio Catino, dove vi rimasi circa 4 anni. Con loro feci un bellissimo cammino, passando dalla Seconda categoria alla Promozione. Subito dopo, giocai col Santa Susanna e poi a Grotti, per 4 anni. In questi anni, ebbi anche una parentesi a Capradosso. Da Grotti, a dicembre, sono arrivato qui, a Micioccoli».
 
A cosa è dovuto questo inaspettato arrivo al Micioccoli?
«È stata una scelta non facile da fare. Premetto che non ho avuto alcun problema con la mia ex squadra, il Grotti, che gioca in Prima categoria. Ad essere sincero, sono venuto a giocare qui, in Terza, fondamentalmente per problemi fisici. L’anno scorso ho, purtroppo, rimediato un duro infortunio al collaterale del ginocchio e, perciò, era troppo dispendioso, per il mio fisico, rimanere a giocare in Prima categoria. Qui in Terza, i ritmi sono diversi, più blandi. Ovviamente è stato anche un fattore di stress: giocare in Terza categoria è, ovviamente, meno stressante di giocare in Prima».
 
Essendo lei un “nuovo arrivato”, come è stato accolto dai suoi compagni ?
«Mi sono subito trovato bene con loro. Sarà che sono un tipo molto solare e sono abbastanza bravo ad adattarmi a tutto, ho trovato un bellissimo ambiente. Ovviamente, qualche ragazzo già lo conoscevo: questo fatto mi ha comunque aiutato ad inserirmi bene».
 
E con il mister?
«Anche lui era arrivato da poco. Io mi sono sempre messo a disposizione sua e dei compagni. È un grande motivatore, sia in campo che fuori. Abbiamo instaurato un ottimo rapporto».
 
Cosa, in particolare, il mister le chiede di fare?
«Ovviamente, data la mia esperienza, mi chiede di aiutare i compagni. Ci confrontiamo spesso. Io sono sempre a sua disposizione: mi adatto ad ogni sua richiesta. Un esempio lampante è accaduto qualche partita fa, nella quale il mister mi ha chiesto di giocare a centrocampo per circa 10 minuti. Quello, ovviamente, non è il mio ruolo ma, a causa di circostanze particolari, l’ho fatto, senza troppe pretese e troppi problemi».
 
Parliamo ora del suo modo di giocare. In quale posizione si trova meglio a giocare?
«Senza dubbio, in attacco. Da giovane, mi divertivo molto a giocare nella posizione di attaccante laterale, quasi ala. Ora, gioco centrale. Di tanto in tanto, mi è capitato anche di giocare come difensore centrale ma il mio habitat naturale è nei 20-25 metri a ridosso della porta avversaria».
 
Ci può elencare i suoi punti forti?
«Certo, anche se è difficile per me trovare dei punti forti. Mi impegno molto a far salire la squadra, grazie anche al fatto che me la cavo con i colpi di testa. Per necessità, gioco sempre spalle alla porta ma, di tanto in tanto, mi piace anche puntare i difensori».
 
E quelli deboli?
«A mio avviso, non ho un gran tiro con il piede destro, essendo un mancino puro. Altre caratteristiche da migliorare, sono la poca cattiveria calcistica e il tiro, a mio avviso non così forte. Difatti, tendo più a piazzare la palla dove il portiere non può arrivare, invece di tirare forte».
 
Sappiamo che sa anche tirare bene le punizioni. Cosa ci può dire a riguardo?
«Non ho mai fatto uno specifico allenamento per le punizioni. Mi piace batterle. Contro l’Atletico Cantalice sono riuscito a siglarne una mentre, nel match contro Fiamignano, il portiere ha compiuto un autentico miracolo, strozzandomi l’urlo del gol in gola. Ovviamente, non sono Pjanic o Pirlo. Loro fanno gol quasi sempre, io no. Va anche a periodi: un periodo, magari, riesci a segnarle tutte e l’altro, neanche una (ride)».
 
A proposito di gol, quale pensa che sia il gol più bello che ha fatto sino ad ora, nell’avventura con Micioccoli?
«Il gol più bello, forse, è stato proprio il gol su punizione contro l’Atletico Cantalice».
 
Ce lo può raccontare?
«Certo. Beh, era sui 23 o 24 metri. Sono riuscito a far passare il pallone sopra la barriera ed a metterlo quasi sotto al sette. Non ho pensato a nessuna strategia, prima di calciare il pallone. Ho solo cercato di tirarla bene, e ce l’ho fatta».
 
Cosa pensa di avere dato al Micioccoli?
«Spero di essere un punto di riferimento per i miei compagni, specialmente per i più giovani. Cerco di aggiungere anche esperienza. Inoltre, li aiuto sia in campo che fuori. Nonostante ciò, il grande merito non va a me ma al mister, un uomo che ci sprona e ci fornisce grinta giorno dopo giorno. È solo grazie a lui se stiamo facendo bene».
 
Cosa ne pensa di questo campionato?
«Il campionato, a mio avviso, è molto equilibrato. Con questa formula, quella di far partecipare 18 squadre, c’è molto più equilibrio e molta più qualità. So che anche qualche ragazzo che giocava in Prima, è sceso qui in Terza, perciò tutto va a favore dell’equilibrio e dello spettacolo. Le matricole, forse, sono un po’ più indietro ma è giusto, essendo appunto matricole».
 
Qual è stata la partita più ostica che ha giocato con la maglia del Micioccoli?
«Beh, la più ostica è stata proprio quella contro Fiamignano, giocata poco tempo fa, al Gudini. Quel match fu ostico, perché prendemmo gol dopo pochi minuti e, per tutto il primo tempo, sembravamo addormentati. Successivamente, ci siamo resi conto di ciò che stava succedendo ci siamo messi nelle condizioni di pareggiarla, anche grazie ad un calo dei nostri avversari, avvenuto nella ripresa».
 
Cosa, lei e i suoi compagni, vi aspettate da questo campionato?
«Io sono entrato a campionato in corso, perciò sino ad ora ho potuto vedere all’opera solo 7 squadre su 18. A mio avviso, le prime tre classificate, hanno un organico più competo. Il nostro dovere è quello di aspirare ai primi tre posti ma, soprattutto, è quello di arrivare e difendere il quarto posto. Noi, come al solito, pensiamo partita dopo partita».
 
Ha degli obiettivi personali?
«In realtà no, non mi sono prefisso degli obiettivi personali. Certo, vorrei fare tanti gol, ma solo per consentire alla squadra di fare tanti punti in campionato».
 
Ora, la domanda che a cui in molti aspettano una risposta. Giocherà ancora a lungo o questa potrebbe essere l’ultima stagione?
«Dipende dal fisico. La voglia c’è, ma dipende da quanto a lungo può ancora reggere il fisico. Non so se vorrò tornare ancora in categorie superiori. A Grotti, a causa dell’infortunio, non mi sono trovato bene. Ora come ora, non ho ancora le idee chiare. Poi chissà, magari continuerò qui, a Micioccoli, e magari lo farò giocando in Seconda categoria».

DICONO DI LUI

Roberto Attorre, allenatore Micioccoli
«Lo conoscevo, ma non l’ho mai allenato prima. Quando mi hanno annunciato il suo arrivo, ho subito pensato ad un giocatore che scende dalla Prima in Terza solo per fare la prima donna, e non donare niente alla squadra. In realtà, mi sono ricreduto sin dalla prima settimana. Ho trovato un ragazzo umile e sempre a disposizione per tutti: per me, per la società e per i compagni di squadra. Qualche volta, mi dà anche dei consigli ed io sono sempre pronto ad ascoltarlo. Inoltre, molte volte diventa anche il mio secondo, coordinando il tutto dal campo: questo aspetto mi aiuta tanto. Colgo l’occasione per fare i complimenti alla nostra società: è giovane ed ognuno dei suoi membri, mette passione in ogni cosa che fa per questa squadra. Nonostante sia una società di città, ho notato che vi è un profondo attaccamento alla maglia come fosse una società paesana».
 
Andrea Zamporlini, presidente Micioccoli
«Io e Fabrizio ci conosciamo da tanti anni. Sono riuscito a far sposare, a lui ed al mister Attorre, il nostro progetto e di questo sono e siamo molto contenti. Spero che, insieme appunto a Fabrizio ed al mister, riusciremo a fare il tanto agognato salto di qualità».

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