Pontremoli, sotto i ferri 5 ore senza anestesia: operazione riuscita in ospedale

Pontremoli, sotto i ferri 5 ore senza anestesia: operazione riuscita in ospedale
Sotto i ferri per quasi cinque ore, senza alcuna anestesia: l'operazione di resezione intestinale, su una paziente di 80 anni, è avvenuta lo scorso mese di febbraio...

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Sotto i ferri per quasi cinque ore, senza alcuna anestesia: l'operazione di resezione intestinale, su una paziente di 80 anni, è avvenuta lo scorso mese di febbraio all'ospedale di Pontremoli (Lunigiana), ma è stata resa nota soltanto oggi, in un'intervista al primario di anestesia e rianimazione Lea Fabbri, pubblicata sul quotidiano Il Tirreno.




Secondo i medici l'anziana era come in trance, «in uno stato di ipotensione prolungata, ma con gli altri parametri perfetti e il quadro clinico di chi ha un adeguato supporto analgesico, ma senza averlo». Il medico racconta che in sala operatoria i medici hanno provato a somministrare gli anestetici, che però sull'organismo della donna non avevano alcun effetto e che si è deciso di proseguire l'operazione, perfettamente riuscita. Due mesi dopo la donna è tornata in ospedale per un secondo intervento di sistemazione definitiva dell'intestino e questa volta le sono stati regolarmente somministrati i farmaci per l'anestesia. Solo allora i medici hanno ritenuto opportuno informare la figlia della donna dell'accaduto ed è lei che ha raccontato di aver fatto ascoltare alla madre, la sera del primo intervento, un cd con su incisa una lezione di yoga, incentrata sull'autorilassamento.



Quanto accaduto è stato confermato dal direttore generale della Asl 1 di Massa Carrara Maria Teresa De Lauretis: «La dottoressa Fabbri ci ha raccontato l'accaduto e noi abbiamo piena fiducia e stima di lei: non è una visionaria, anzi una grande professionista. È un fatto a cui non sappiamo dare tante spiegazioni. La dottoressa ha chiesto il permesso di poter divulgare l'accaduto e noi abbiamo acconsentito: non sappiamo se ci saranno sviluppi, siamo aperti a qualunque percorso possa rendere la vita dei pazienti migliore, in completa trasparenza».
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Il Messaggero