Roma, confiscato il Salaria Sport Village: il circolo di Anemone

È uno dei circoli sportivi più grandi e importanti di Roma. Il Salaria Sport Village, confiscato oggi dal tribunale di Roma, sezione misure di prevenzione, era finito agli onori della cronaca perché simbolo delle presunte attività illecite della «cricca» : il gruppo formato da imprenditori e alti funzionari pubblici che puntava a condizionare appalti importanti come quelli per il G8 della Maddalena o dei Grandi Eventi in concomitanza con i 150 anni dell'Unità d'Italia. I giudici di piazzale Clodio hanno proceduto oggi alla confisca della struttura che si estende per circa 75 mila metri quadri e che sorge lungo via Salaria, nel quadrante nord della Capitale. La confisca è stata disposta perché si ritiene che il complesso sia stato acquistato e costruito con il provento di specifici reati.

Il Salaria Village, già posto sotto sequestro nel maggio del 2014 nell'ambito del procedimento sul G8, fa capo alla Società Sportiva Roma srl riconducibile all'imprenditore Diego Anemone, condannato nei giorni scorsi a sei anni nell'ambito del processo sugli appalti G8. La società risulta proprietaria del circolo, del terreno e degli immobili che sorgono sul terreno, compresa una palazzina di 9 mila mq con piscina olimpionica che fungeva
da residence per un valore complessivo di circa 70 milioni di euro. La struttura in questi anni non ha mai smesso di funzionare ed è gestita dagli amministratori giudiziari.

L'attività di indagine, che aveva portato al sequestro della struttura, ha accertato come la società abbia beneficiato di oltre 30 milioni di euro ottenuti dalle imprese del gruppo Anemone grazie al metodo attuato dalla «cricca», ovvero spartizione degli appalti pubblici in cambio di favori. Tali fondi, ha accertato la Guardia di finanza, sono stati stati utilizzati per realizzare ed acquisire da parte di Anemone il maxi centro
sportivo.

Nel processo per il G8 della Maddalena, l'8 febbraio scorso, i giudici della ottava sezione penale hanno condannato anche l'ex presidente delle Opere pubbliche Angelo Balducci (sei anni e
mezzo), a quattro anni l'ex generale della Gdf Francesco Pittorru, a quattro anni e mezzo l'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis. Assolto, invece, l'ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso con la formula «perché il fatto non sussiste».

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