Statali, aumenti solo in base al merito: ecco come cambiano premi e scatti di carriera

Pronta la direttiva del ministro Zangrillo per avviare le trattative con i sindacati

Statali, aumenti solo in base al merito: ecco come cambiano premi e scatti di carriera
Progressioni di carriera e scatti di stipendio per i dipendenti più meritevoli, quelli che ottengono le valutazioni migliori. Ma anche la fissazione di una «soglia...

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Progressioni di carriera e scatti di stipendio per i dipendenti più meritevoli, quelli che ottengono le valutazioni migliori. Ma anche la fissazione di una «soglia minima» nella valutazione, al di sotto della quale non potrà essere corrisposto nessun emolumento “accessorio” al dipendente. Il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo lo aveva anticipato. Al centro del prossimo contratto, aveva detto, sarà rafforzato il «merito». E ora lo ha messo nero su bianco nell’atto di indirizzo per i rinnovi contrattuali del triennio 2022-2024. Si tratta della cosiddetta «direttiva madre», il documento che di fatto apre la stagione delle trattative con i sindacati del pubblico impiego. Il documento messo a punto dai tecnici del ministro Zangrillo, e che il Messaggero ha potuto leggere, fa innanzitutto il punto sulle risorse disponibili per il comparto statale e per il settore pubblico. 


A regime, grazie agli stanziamenti della manovra finanziaria, ci sono a disposizione 5,5 miliardi per il settore Stato e poco meno di 6,8 miliardi per il settore pubblico. Risorse che, secondo le prime stime dello stesso ministero, dovrebbero comportare aumenti medi tra i 170 e i 190 euro lordi mensili.

Ma il capitolo più rilevante della «direttiva madre», come detto, è quello intitolato «valorizzazione della valutazione al fine dell’erogazione del trattamento economico accessorio e delle progressioni economiche».Si tratta di aspetti molto sentiti dai dipendenti pubblici, che hanno a che vedere da un lato con i “premi” e dall’altro con gli scatti economici all’interno delle aree di appartenenza. «I dipendenti», spiega la direttiva, «sono e devono essere incentivati sempre più ad operare nella logica del risultato ed agire con livelli sempre più ampi di autonomia e responsabilità». Quindi, si legge ancora, «valutare il merito significa spronare le persone nella ricerca del risultato e cercare di colmare le loro debolezze». Ma cosa dovrà fare in concreto il contratto? Dovrà collegare maggiormente il salario accessorio alla performance sia dell’organizzazione, dunque dell’ufficio nel quale il dipendente lavora, che individuale.

I CRITERI 
Bisognerà dunque «definire criteri idonei a garantire che alla differenziazione dei giudizi valutativi corrisponda una effettiva diversificazione dei trattamenti economici». Non si potrà cioè dare più il massimo dei voti a tutti ed erogare i premi a pioggia. Bisognerà anzi prevedere anche «una soglia minima al di sotto della quale non potrà essere corrisposto alcun emolumento».Ne va, dice la direttiva, della credibilità stessa dell’amministrazione. I giudizi insomma andranno «differenziati», evitando «schiacciamenti» sulle soglie più elevate che finiscono per «vanificare» il meccanismo dando invece peso all’anzianità di servizio. 

LA CORSIA
Chi ha le valutazioni più alte dovrà avere una corsia preferenziale nelle progressioni economiche, gli scatti di stipendio all’interno della stessa area. In questo senso dovrà essere perfezionata anche l’area delle elevate professionalità, nella quale dovranno poter accedere anche i dipendenti interni delle amministrazioni (non solo quelli dall’esterno con i concorsi), purché abbiano i requisiti e soprattutto i titoli di studio richiesti. Dopo la direttiva madre, sarà il turno delle direttive di settore.

Di solito il comparto dal quale si parte è quello dei ministeri, ma questa volta l’intenzione di Zangrillo sarebbe di iniziare dagli enti locali e dalla Sanità. Il primo per una ragione semplice: i dipendenti comunali non riceveranno il maxi anticipo dell’indennità di vacanza contrattuale che invece sarà pagato ai lavoratori delle Funzioni centrali. E proprio sull’anticipo degli aumenti nei giorni scorsi è arrivata una notizia non proprio positiva per i dipendenti pubblici che si trovano nella fascia di reddito fino a 35 mila euro. L’Inps con una circolare, ha spiegato che sulla “una tantum” andranno versati i contributi. Per chi ha redditi medio bassi, insomma, l’anticipo sarà un po’ più povero del previsto. Ma il taglio del cuneo contributivo sarà un problema anche in vista dei negoziati con i sindacati. Molti dipendenti pubblici con i prossimi aumenti, rischiano di perdere la decontribuzione. Se così fosse si vedrebbero di fatto azzerati i prossimi aumenti contrattuali. Un problema che è già sul tavolo del governo. 

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Il Messaggero