Inps, salta intesa giallo-verde su Nori

 Scade tra poche ore il mandato di Tito Boeri alla guida dell'Inps: entro lunedì il governo deve dare una guida all'istituto di previdenza, per evitare di comprometterne la piena operatività. Perché se da una parte non ci saranno in ogni caso ripercussioni sulle attività ordinarie, quelle che riguardano da vicino gli utenti, è anche vero che ci sono tutta una serie di atti che al momento sono di competenza del presidente e dunque resterebbero bloccati: da eventuali costituzioni in giudizio alla firma di accordi con i sindacati (che infatti sono sul piede di guerra per la mancata sottoscrizione dell'integrativo relativo al 2018). La palla è quindi in mano alla maggioranza e ieri sembrava che la soluzione fosse a portata di mano: l'incarico di commissario affidato a Mauro Nori, già direttore generale dell'istituto e attuale consigliere del ministro Tria, che secondo questo schema dovrebbe poi diventare presidente nel nuovo consiglio di amministrazione a cinque, con la poltrona di vicepresidente occupata da Pasquale Tridico, consigliere di Luigi Di Maio e artefice tecnico del reddito di cittadinanza.

NESSUNA PRECLUSIONE
Ma contro un'ipotesi di questo tipo è sceso in campo Stefano Buffagni, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e esponente di peso del Movimento Cinque Stelle, che ha parlato di «notizia da pensionare». A quel punto fonti della Lega hanno confermato che non è stato raggiunto alcun accordo, anche se allo stesso tempo è stato sottolineato che «non c'è nessuna preclusione» nei confronti dell'alleato di governo. Insomma la partita non è chiusa e con tutta probabilità si arriverà ad una soluzione definitiva solo all'inizio della prossima settimana. Sembra scontato che sia fuori dalla partita Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro, la cui candidatura era apparsa forte nei giorni scorsi. A favore di Nori gioca il fatto di conoscere perfettamente la macchina dell'istituto: verrebbe quindi assicurata una buona continuità operativa in questa fase delicata in cui vanno gestiti il lancio del reddito di cittadinanza e l'operazione Quota 100. A suo favore - sul fronte politico - è schierata la Lega, ma l'ex direttore generale gode anche di consensi anche in una parte del Movimento Cinque Stelle (al ministero dell'Economia ha collaborato con la sottosegretaria Laura Castelli). Il candidato naturale dei pentastellati è però Pasquale Tridico, docente universitario oltre che consulente del ministro del Lavoro. Nel caso in cui non si dovesse trovare un accordo il governo potrebbe optare per uno schema diverso, quello di un commissario esclusivamente traghettatore, ovvero non destinato a svolgere poi il ruolo di presidente, per un periodo limitato (poco più di un mese) in attesa che come previsto dal decretone attualmente all'esame del Parlamento si insedi il nuovo Consiglio di amministrazione. Si tratterebbe quindi di una figura di esperienza ma sostanzialmente al di fuori dei giochi. C'è un precedente, quello di Vittorio Conti che fu nominato commissario nel febbraio del 2014, negli ultimi giorni del governo Letta. Ma questa soluzione al momento resta sullo sfondo.

IL DIRETTORE GENERALE
Più improbabile, anche se non impossibile, è l'ipotesi di un incarico affidato all'attuale direttore generale dell'istituto Gabriella di Michele: dovrebbe trattarsi in ogni caso di un mandato molto breve. La poltrona di direttore generale comunque potrebbe avere maggior peso in un Inps di nuovo guidato da un Consiglio di amministrazione invece che da una sola personalità, come è stato nel caso di Boeri. Quindi anche questo ruolo potrebbe entrare nella partita, insieme ai posti nello stesso Cda, che dovranno ugualmente essere assegnati all'interno della maggioranza.

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