Terremoto, l'appello dei 56 professori universitari a Gentiloni: «Così Camerino muore»

Se le violente scosse sismiche che hanno colpito le Marche il 26 ottobre 2016 non hanno provocato vittime a Camerino, sono le condizioni precarie e traumatizzanti del dopo terremoto a rischiare di provocarne. Il protrarsi del divieto di accesso al centro storico costringe i residenti (oltre 7mila, molti anziani e malati) lontano dalla propria casa e dalle loro occupazioni, preclude le attività didattiche nel Palazzo Ducale e negli altri edifici storici dell’ateneo fondato nel 1336, allontana la ripresa della vita quotidiana.

Preoccupati per le notizie sui gravi disagi sofferti dalla popolazione di Camerino, cinquantasei professori universitari hanno chiesto l’intervento urgente del Presidente del Consiglio. I docenti che hanno sottoscritto l’Appello per una tempestiva ricostruzione di Camerino e della sua università e si propongono altre iniziative di sostegno, nel corso dell’ultimo quarantennio hanno avuto la fortuna, incluso chi scrive, di insegnare nella piccola ma autorevole Facoltà di Giurisprudenza che ospitò Emilio Betti e Norberto Bobbio. Nonostante ora siano impegnati altrove, hanno mantenuto immutato nel tempo il ricordo della loro esperienza professionale e umana vissuta in una città vivace e ospitale, ora moribonda e spettrale, ed esprimono solidarietà ai camerti e agli studenti sfollati. Si tratta non solo di giuristi, alcuni dei quali svolgono alte funzioni giurisdizionali (come Giorgio Gaja, giudice della Corte Internazionale di Giustizia ONU all’Aia) o hanno ricoperto rilevanti cariche istituzionali (Luciano Violante, Presidente della Camera dei Deputati; Giovanni Verde, vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura; Antonio Baldassarre e Romano Vaccarella, giudici della Corte Costituzionale; Luigi Labruna, Presidente del Consiglio Universitario Nazionale…), ma anche di economisti (Piervincenzo Bondonio, Giorgio Brosio, Mauro Marconi, Luciano Milone, Mario Sebastiani…), filosofi del diritto (Luigi Ferrajoli), sociologi (Pio Marconi, Tamar Pitch…), storici (Marina Caffiero, Mauro Canali, Eva Cantarella, Mario Caravale, Simona Colarizi, Emilio Gentile, Renato Moro, Luciano Zani…) e molti altri.

I professori chiedono di rafforzare l’azione pubblica di ricostruzione rendendo disponibili le risorse necessarie al neo Commissario Straordinario del Governo Paola De Micheli, succeduta a Vasco Errani, per assumere più speditamente le misure in grado di superare la drammatica situazione di stallo.

Da un lato i residenti “in esilio forzato” da oltre 15 mesi che vorrebbero rientrare al più presto nelle loro abitazioni. Dall’altro la collocazione di Camerino tra due faglie sismiche, quella di Colfiorito (1997) e quella di Monte Vettore (2016), e il timore che la sequenza delle scosse di agosto-ottobre 2016 possa non essersi esaurita, inducono i responsabili della protezione civile a procedere con la massima prudenza nell’avvio delle opere strutturali.

Restituirebbe speranza di progressivo ritorno alla normalità e piena fiducia nelle istituzioni se, alle verifiche di agibilità e pericolosità di tutti gli edifici colpiti dal terremoto, alla messa a punto del censimento completo dei danni e alla stima del fabbisogno finanziario a carico dello Stato, seguissero tempestivamente gli adempimenti tecnico-amministrativi per le gare d’appalto e i cronoprogrammi di inizio e fine dei lavori di recupero, restauro, ricostruzione e, con le dovute cautele, la graduale apertura dei relativi cantieri e della circolazione stradale.

Resta tutta da accertare la praticabilità della prospettata ipotesi di fare di Camerino un esperimento pilota di progressiva introduzione di nuovi sistemi antisismici capaci di resistere a scosse fino a 9 gradi di magnitudo della scala Richter, assicurando prima possibile condizioni di assoluta sicurezza alla vita della città e della sua antica università.

*già professore ordinario di Politica economica,
Facoltà di Giurisprudenza, Università di Camerino

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