I residenti: «Bande di ragazzini in azione». Indagini della polizia ai Colli

Sono ragazzi e ragazze adolescenti, per la gran parte minorenni, con dinamiche di gruppo molto fluide, ma non si tratta di una baby gang

I residenti: «Bande di ragazzini in azione». Indagini della polizia ai Colli
In realtà le denunce, come da nuova moda, volano più sui social. Difficilmente atterrano sulle scrivanie degli uffici delle forze dell’ordine. Ma qualche nuova...

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In realtà le denunce, come da nuova moda, volano più sui social. Difficilmente atterrano sulle scrivanie degli uffici delle forze dell’ordine. Ma qualche nuova segnalazione è arrivata anche in questura, qualche settimana fa, sulla situazione border line che si sta verificando ai Colli, tra la piazza del Santuario della Madonna dei Sette Dolori e quel nuovo centro di aggregazione di quartiere che, di fatto, è diventato un locale del posto. Potrebbe sembrare una banale storia di periferie, ma alcuni segnali d’allarme intercettati dalla squadra mobile della questura nei mesi passati alzano l’asticella del fenomeno, senza per questo farlo diventare un allarme sociale. Problema: da qualche tempo, un po’ di mesi, gruppi di ragazzi che vivono nel quartiere mettono insieme un po’ di amici. Gruppi che si fanno sempre più numerosi e col passare del tempo anche più molesti. Sono ragazzi e ragazze, praticamente tutti adolescenti, per la gran parte minorenni, con dinamiche di gruppo molto fluide: per dirla in poche parole non siamo di fronte a un fenomeno di baby gang, che è tutt’altra cosa.


È con i residenti che il rapporto si è fatto difficile: insulti, rumori notturni, problemi di quiete in una zona che, effettivamente, di queste grane non ha mai sofferto. Perché non è piazza Muzii, non è Pescara vecchia e gli investimenti commerciali, a parte la grande catena americana, sono di tipo più tradizionale. La quotidianità è fatta di scooter impennati di notte sulla strada, con relativo fracasso di accompagnamento, qualche insulto scambiato tra i gruppi naturalmente non a voce sommessa e contumelie rivolte a chi passa. E che ovviamente non gradisce particolarmente la situazione.


LE IPOTESI


Una base su cui può innestarsi un fenomeno nascente di microcriminalità? Possibile ma a questo punto bisognerebbe ragionare di più su un livello di iniziative sociali di prevenzione, che non passano certamente attraverso schermi e tastiere. Perché sui social è tutto un fiorire di segnalazioni, a volte accompagnate da immagini che, nel loro voler essere evocative, appaiono decisamente fuori contesto e anche questo non aiuta. Così come non aiuta oggettivamente la confusione tra la maleducazione, anche pesante, e fatti o atteggiamenti che diventano reato. La realtà è che poi, quando si tratta di mettere nero su bianco, assumendosi una responsabilità diversa da quella dello spontaneismo da tastiera, i testimoni di tanti episodi si assottigliano fino a sparire. La squadra mobile, coordinata dal dirigente Gianluca Di Frischia, ha lavorato su una serie di episodi che, negli ultimi mesi hanno portato a due misure cautelari, nei confronti di altrettanti ragazzi, tutti minorenni per episodi di minacce e tentativo di estorsione: un esercizio di supremazia in salsa nostrana, che inizia con le occhiatacce e finisce con botte e minacce. E dalla bravata al reato in queste situazioni è davvero un attimo.
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Il Messaggero