Casa all'asta, Clara si incatena in Tribunale. «Se non basta farò lo sciopero della fame»

Casa all'asta, Clara si incatena in Tribunale. «Se non basta farò lo sciopero della fame»
S'è incatenata ieri mattina all’entrata del tribunale di Teramo per difendere la sua unica casa che andrà all’asta il prossimo 16 dicembre. Clara...

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S'è incatenata ieri mattina all’entrata del tribunale di Teramo per difendere la sua unica casa che andrà all’asta il prossimo 16 dicembre. Clara Terribile assicura che fino a quella data compirà lo stesso gesto ogni giorno, questo perché la procedura almeno si rimandi: «In caso contrario inizio lo sciopero della fame».

Lei 70enne, ex stilista e scrittrice, fu la prima in Abruzzo a realizzare una palestra di aerobica, sottolinea che non vuole «andare a finire sotto un ponte o dentro un’auto». «Sono giorni che non dormo e mangio a fatica, sono distrutta da questa storia: lo faccio anche per tanti che sono nella mia stessa condizione e che invece si rassegnano».


Per quella casa di Mosciano, che apparteneva al marito, aveva contratto un mutuo a lei intestato di 140 mila euro, finora saldato all’80% con rate mensili che ammontavano a 970 euro. «Le avevo pagate tutte ma da quando mi sono separata, mancandomi l’apporto economico, non ho potuto più assolvere al mio compito».

In aggiunta, il suo legale Mauro D’Amico, riferisce che «Clara ha scoperto uno stanzino pieno di atti giudiziali che il marito riceveva e che vi buttava via, notifiche ed atti di precetto che dovevano essere impugnati entro venti giorni». E senza rispettare questo arco temporale, aggiunge l’avvocato, «subentra il termine decadenziale, pertanto tutte le istanze che produciamo vengono purtroppo rigettate: questo sarebbe il peccato originale che pesa nella vicenda».


Per D’Amico quindi la sua assistita è “fuori gioco”: «Però dico che le norme vanno pure interpretate”. E quindi ieri ha presentato una nuova istanza avanzando il presupposto che “il mutuo in questione è fondiario, cioè subprime, in sintesi mutui concessi agli imprenditori per ripianare eventuali perdite. Quei debiti sono assoggettabili al limite di finanziabilità dell’80% previsto dall’articolo 38 del Tub, nel nostro caso tale limite è stato superato, pertanto quel contratto di mutuo, che è alla base di questa procedura esecutiva immobiliare, è nullo, e nulla deve essere dichiarata anche la procedura». Leggi l'articolo completo su
Il Messaggero