Bill Gates si schiera con l'Fbi: «Apple collabori e sblocchi l'iPhone»

Bill Gates voce fuori dal coro: rompe le righe dei colossi della tecnologia che quasi in blocco hanno manifestato sostegno al Ceo di Apple Thomas Cook e si mette al fianco dell'Fbi nella vicenda dello sblocco dell'iPhone del killer di San Bernardino, autore della strage in California del 2 dicembre scorso in cui morirono 14 persone, pur sottolineando la necessità di trovare un equilibrio tra il livello di accesso da parte del governo e il bisogno di preservare la sicurezza dei dati. Il cofondatore di Microsoft ha manifestato così il suo disaccordo con Tim Cook (che aveva invece incassato l'appoggio di Twitter, Google e Facebook) sul fatto che sbloccare un iPhone vuol dire mettere a rischio la sicurezza di tutti, tema su cui aveva parlato dapprima con il Financial Times.

Ma in giornata è voluto tornare sull'argomento per mettere in chiaro che la sua posizione non parte dal presupposto 'è bianco o nerò, bensì insiste sulle "sfumature" caso per caso. Al punto dal contestare quasi quel titolo così secco del Financial Times -'Bill Gates sostiene la richiesta dell'Fbì- affermando di esserne «deluso, in quanto non rappresenta il mio punto di vista». «Questo è un caso specifico, non generale, in cui il governo chiede informazioni», aveva detto Gates al Financial Times, paragonando la richiesta dell'Fbi a quella fatta su un particolare conto corrente bancario. «Sono convinto che ci sono una serie di tutele su cui il governo non può essere cieco», ha poi affermato in una intervista oggi a Bloomberg, auspicando l'elaborazione di regole precise a riguardo, ispirate ad un giusto equilibrio. Così da una parte riconosce quella 'ingerenzà che la Apple con la sua posizione sembra respingere in toto - «Chiaramente il governo ha storicamente preso informazioni e le ha utilizzate in modi che non ci aspettavamo, e questo fin dai tempi dell'Fbi di Edgar Hoover», - quello che però il fondatore di Microsoft vede a questo punto è «la sfida di aggiornare le politiche».

La riflessione di Bill Gates va però anche oltre, con un monito a non cedere all'emotività naturale ma tipica dopo un attacco terroristico. Così come - sostiene - non si deve reagire in maniera precipitosa dopo rivelazioni di presunti abusi da parte del governo, come è accaduto con il Datagate dopo le rivelazioni di Edward Snowden sul programma di sorveglianza della Nsa. A schierarsi con i federali è poi la metà degli americani: secondo un sondaggio dal Pew Research Center il 51% degli americani è a favore della richiesta dell'Fbi e ritiene che Apple debba sbloccare l'iPhone. D'accordo con la decisione dell'azienda guidata da Tim Cook è invece il 38% degli intervistati, mentre l'11% non si esprime. E il sostegno all'Fbi risulta anche bipartisan, con la maggioranza sia dei Repubblicani (56%) sia dei Democratici (55%) convinta che Apple dovrebbe aiutare l'Fbi a sbloccare l'iPhone.
Martedì 23 Febbraio 2016 - Ultimo aggiornamento: 24-02-2016 12:51

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5 di 5 commenti presenti
2016-02-23 12:55:35
Ecco perché dobbiamo trovare un sistema alternativo a Windows, non è per il fatto che riguarda questo specifico caso, ma riguarda il fatto che sia disponibile a dare qualsiasi dato, esempio le nostre ricerche su internet, cosa compriamo, cosa mangiamo, tanto sappiamo tutti che i nostri dati in mano a questo personaggio sono tutti archiviati.
2016-02-23 13:20:11
Bravo! Soprattutto questi "paladini della privacy" che architettano misure per non pagare le tasse non meritano fiducia!
2016-02-23 18:34:10
E' notizia recente che Gates ha rivisto la propria affermazione.. Fonte "Bloomberg". Apple fa bene a tenere duro su questo fronte.. Venderti casa tenendosi un mazzo di chiavi è ridicolo..
2016-02-24 09:05:20
non c'entra proprio niente.
2016-02-24 11:12:02
presunti?!?! reazioni ?!?! Ma quali ?!? Me le riassumereste che mi devono essere sfuggite... :-) In riferimento a quanto riportato come riferito da B.Gates "non si deve reagire in maniera precipitosa dopo rivelazioni di presunti abusi da parte del governo, come è accaduto con il Datagate dopo le rivelazioni di Edward Snowden sul programma di sorveglianza della Nsa".
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